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La questione dello Scudetto 2005/2006, revocato alla Juventus e assegnato all'Inter a seguito dello scandalo Calciopoli, continua a suscitare accesi dibattiti. L'inserimento di una copia della coppa nella sala trofei dell'Inter ha riaperto vecchie ferite e alimentato discussioni tra tifosi e addetti ai lavori.

Episodi polemici del passato insegnano: anche dopo decenni se ne parla. E perché dovrebbe fare eccezione il più famoso scandalo dell'era calcistica italiana? Sono passati oltre 18 anni e questo lo ha reso effettivamente maggiorenne, ma Calciopoli è ancora argomento di conversazione principale per i tifosi di Inter, Juventus e non solo.

E così, il nuovo aggiornamento della polemica infinita, ha generato un'enorme discussione sul web e in tutta Italia. Cosa è successo in particolare? A Milano, nella sede dell'Inter, è arrivata per la prima volta la coppa dello Scudetto 2005/2006, quella vinto dalla Juventus prima che venisse revocato dopo Calciopoli e assegnato ai nerazzurri. Apriti cielo: i tifosi della Juventus rivendicano quella coppa come propria, mentre quelli dell'Inter sono felici di poter osservare anche il trofeo dello Scudetto 2006. In mezzo chi pensa come un titolo revocato non dovrebbe essere esposto, ma semplicemente rimanere a margine della storia. Come del resto successo fino ad oggi.

Coppa dello Scudetto Serie A

La Controversia dello Scudetto 2006

Lo Scudetto del 2004/2005, a differenza di quello dell'anno successivo assegnato all'Inter, è stato revocato. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Juventus contro FIGC, Coni e Inter per l'assegnazione dello Scudetto del 2006 all'Inter, secondo quanto riferito dall'ANSA. La richiesta è stata rigettata nella giornata di oggi, confermando che lo Scudetto relativo alla stagione 2005/06 resterà all'Inter. La storia è cominciata dopo lo scandalo Calciopoli, quando l'allora commissario straordinario della Federcalcio Guido Rossi aveva deciso di assegnare il campionato ai nerazzurri, dato che il titolo era rimasto in sospeso dopo le decisioni della giustizia sportiva che avevano portato la Juventus in Serie B e il Milan a -30 in classifica. Il titolo di Campione d'Italia finì quindi nelle mani dell'Inter che in quella stagione si piazzò al terzo posto. Da quel momento si è aperta una storia infinita che dura ancora oggi, a 17 anni di distanza dall'accaduto. Ritessendo l'intricata tela di passaggi giudiziari, la FIGC aveva già rispedito al mittente la richiesta nel 2011 e nello stesso anno il Tnas si dichiarò incompetente a intervenire. Qualche anno più tardi era arrivato il "no" del Collegio di Garanzia che aveva confermato lo Scudetto dell'Inter e nel 2022, il ricorso più recente prima dell'ultima sentenza, anche il Tar del Lazio aveva emanato lo stesso verdetto: da quella risposta è partito l'ultimo ricorso della Juventus che dopo circa un anno ha ricevuto la sua risposta, con il Consiglio di stato che ha respinto il 34º ricorso presentato dalla società bianconera. Ma, come già visto in precedenza, la storia potrebbe essere tutt'altro che conclusa.

ROMA - Tredici anni dopo, il titolo assegnato d'ufficio all'Inter nel 2006 per gli effetti delle sentenze di calciopoli che mandarono in B la Juventus e ne revocarono i due scudetti vinti, fa ancora discutere.

La Decisione di Guido Rossi e le Critiche

"Mi sembra una cosa giusta, è comico sia stato assegnato all'Inter, che arrivò terza ed era anch'essa indagata", l'affondo dell'ex Ct di Russia e Inghilterra. "Guido Rossi - ricorda Capello ai microfoni di Radio anch'io Sport su Rai Radio 1 - decise molto frettolosamente, perché avevamo bisogno di una squadra che giocasse in Champions.

La Serie A 2005-2006 si concluse con la Juventus prima con 91 punti, il Milan secondo con 88 e l’Inter terza con 76. Pochi giorni dopo però vennero rese pubbliche intercettazioni telefoniche che coinvolgevano diversi dirigenti delle squadre di calcio italiane, e si aprì un’inchiesta della magistratura sportiva per accertare la regolarità del campionato appena concluso e del precedente (uno scandalo noto come “Calciopoli”). Diverse squadre furono accusate di aver fatto pressioni per ottenere arbitri considerati più favorevoli nei loro confronti. La Juventus fu retrocessa in Serie B mentre il Milan, anch’esso coinvolto in misura minore nelle intercettazioni, fu penalizzato di trenta punti.

Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge nella nota pubblicata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio al tempo - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d'Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari". Lo studio del caso era stato delegato a un comitato di tre saggi come Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi.

Ma all’epoca, nella folle estate del 2006, era stato clamorosamente facile dividere i buoni dai cattivi con un taglio netto, anzi chirurgico, come quelli operati sulle intercettazioni dagli inquirenti. Rossi, dunque, chiese un parere a tre «saggi», ovvero tre giuristi internazionali (Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi), i quali scrissero cinque paginette molto ragionate, nelle quali distinguevano il titolo di «vincente del campionato», necessario per dire all’Uefa chi andava in Champions, dal titolo di «campione d’Italia», che comportava qualcosa di moralmente superiore. E proprio in virtù di questo sofisticato distinguo giuridico, consigliavano (e neanche troppo fra le righe) di soprassedere, perché «alla luce di criteri di ragionevolezza e di etica sportiva (ad es. quando ci si renda conto, ancorché senza prove certe, che le irregolarità sono state di numero e portata tali da falsare l’ intero campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi), le circostanze relative al caso di specie rendono opportuna la non assegnazione». Cioè, tradotto dal legalese, gliel’avevano proprio detto: “Guido, capiamo l’entusiasmo, ma metti caso che poi emerge qualcosa anche sull’Inter... cioè, non si sa mai... Guido Rossi, invece, lo prese come un grosso sì e assegnò lo scudetto all’Inter con un comunicato stampa. Sì, non esiste alcun atto ufficiale, nessun documento protocollato, nessuna traccia nell’archivio di quella decisione, se non il comunicato stampa con cui se ne dava la notizia e si stappava la festa dell’Inter, impegnata quella sera nella Sud Tirol Cup, persa ai rigori con il Monaco.

Grafico retrocessione Juventus e penalizzazione Milan 2006

La Coppa Originale vs. la Copia Esposta

L'Inter ha ricevuto una copia dalla Lega, non il trofeo originale sollevato dalla Juventus nel 2006. Quella coppa, infatti, è ancora presente nel museo dei bianconeri, che non hanno mai rinunciato formalmente ai successi del 2005 e del 2006, nonostante la decisione dell'epoca.

Cosa abbia spinto Beppe Marotta a chiedere una copia della Coppa Scudetto 2006 alla Lega, per esporla nella bacheca dell’Inter è abbastanza chiaro: compiere un atto di eroismo nerazzurro per apparire ancora più bello e ancora più interista agli occhi del suo popolo. E si tratta della cosa più lecita e umanamente comprensibile del mondo. Resta, invece, un mistero come, lo stesso Marotta, non abbia calcolato le conseguenze del gesto, proprio lui, amante della pace o, meglio, delle pacificazioni. Oltretutto senza ricordarsi di aver giudicato «iniqua» l’assegnazione tavolinesca di quello scudetto all’Inter, quando indossava la giacca della Juventus. In ogni caso, ieri, la fedele copia della Coppa Scudetto del campionato 2005-06 è arrivata nella bacheca dell’Inter, che l’ha esposta senza darle troppa visibilità sui suoi canali, ma canalizzando qualche foto e un commovente retroscena sul passaggio del trofeo a casa Moratti per consentire un «abbraccio» da parte dell’ex proprietario nerazzurro al trofeo, la cui versione originale, ovvero quella consegnata sul campo il 14 maggio 2006, resta esposta nella bacheca della Juventus al J-Museum.

Perché, se le sentenze del 2006 hanno assegnato il titolo di campione d’Italia all’Inter, la Coppa non si è mai mossa da Torino e né Lega Serie A, né Figc, hanno avuto il coraggio di chiederla indietro al club bianconero. Quindi, su richiesta dell’Inter risalente a qualche mese fa, ne è stata fatta una copia, è stata benedetta leggendo qualche passo di intercettazioni ed è stata recapitata senza costi aggiuntivi nella bellissima sede dell’Inter. Così, diciotto anni dopo, si può tornare a parlare di Calciopoli, allargando di nuovo la ferita il cui pus ha intossicato il calcio italiano e che, certo, non si era chiusa, ma era quasi sparita dal dibattito quotidiano.

La Posizione della Juventus e i Ricorsi

La cosa certa è che la Juventus non ha ancora accettato quella scelta e la decisione della Cassazione di dichiararsi "incompetente" e lasciare alla giustizia sportiva le sentenze che riguardano lo sport, apre nuovi scenari. Anche, perché nel 2011 il Tnas, l'allora Tribunale sportivo, si era già pronunciato dichiarandosi a sua volta "incompetente" e rimandando alla giustizia ordinaria la sentenza. Ora il Tnas non c'è più, sostituito dal Collegio di Garanzia del Coni, e la Juventus non si è limitata a presentare il ricorso al solo Collegio, ma si sono mossi anche su un altro fronte, quello del Tribunale federale.

Passano gli anni, ma non cessa il botta e risposta tra le due parti sullo scudetto assegnato ai nerazzurri, che intervengono con un comunicato sul proprio sito: "Agnelli? Durissima replica dell'Inter ad Andrea Agnelli, che era tornato sull'eterna polemica attorno allo scudetto del 2006 commentando la notizia dell'addio di Massimo Moratti ("grande amore per la sua squadra caratterizzato da follie, come accettare uno scudetto che non aveva vinto"). "Fc Internazionale - si legge in una nota sul sito - prende atto dell'ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all'Inter dalla FIGC, e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti.

Calciopoli si chiude. Polemiche dopo prescrizione per Moggi e Giraudo

Il Contesto di Calciopoli

Da questa settimana l’Inter espone nella sua sala trofei, il luogo nella sede ufficiale del club in cui ci sono tutte le coppe vinte negli anni, anche la coppa dello Scudetto del 2005-2006. Lo Scudetto fu assegnato all’Inter dopo le penalizzazioni che la giustizia sportiva aveva dato alla Juventus e al Milan, che conclusero quel campionato al primo e al secondo posto.

Un titolo che tecnicamente non si poteva assegnare, ma che Rossi voleva a tutti i costi dare all’Inter, terza classificata a 16 punti di distacco dalla Juventus, in un campionato che - dirà poi la sentenza penale di primo grado - «non presentava prove evidenti di alterazione».

Incredibilmente a fine stagione alzerà la Coppa. Questa la nota pubblicata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio al tempo. "Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d'Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari". Lo studio del caso era stato delegato a un comitato di tre saggi come Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi. La notizia arriva anche a Massimo Moratti, presidente interista, che dichiarerà, con grande piacere, di accettare l'assegnazione.

La storia è cominciata dopo lo scandalo Calciopoli, quando l'allora commissario straordinario della Federcalcio Guido Rossi aveva deciso di assegnare il campionato ai nerazzurri, dato che il titolo era rimasto in sospeso dopo le decisioni della giustizia sportiva che avevano portato la Juventus in Serie B e il Milan a -30 in classifica. Il titolo di Campione d'Italia finì quindi nelle mani dell'Inter che in quella stagione si piazzò al terzo posto. Da quel momento si è aperta una storia infinita che dura ancora oggi, a 17 anni di distanza dall'accaduto.

Qualche giocatore, dopo la doccia, si era perfino lasciato scappare un «non lo sento mio, quello lo hanno vinto i giocatori della Juve». E non erano certo parole per assolvere Moggi o ridimensionare le durissime sentenze dei processi sportivi, quanto per non condannare i colleghi bianconeri. Una riflessione a voce alta di uno sportivo che, in coscienza, sa benissimo quando gli altri sono stati più forti. Poi, però, arrivò il processo di Napoli. E arrivarono i cd con le intercettazioni, tutte le intercettazioni, non la compilation fabbricata dai pm con tutto il peggio di Luciano Moggi, bensì il quadro completo di cos’era il calcio italiano nella stagione 2004-05 (l’unica stagione “intercettata” tra l’altro), ovvero un luogo eticamente discutibile in cui sostanzialmente tutti (il Torino no, a onore della storia e della verità) telefonavano ai designatori arbitrali per chiedere favori e favorini o fare pressioni o pressioncine per avere questo o quel direttore di gara. Venne fuori che il presidente Carraro aveva detto al designatore Bergamo di istruire bene un arbitro affinché «nel dubbio! fischiasse «contro la Juve». Venne fuori che nessun arbitro si era reso colpevole di aver truccato una sola partita della Juventus. E vennero fuori le telefonate dei dirigenti dell’Inter.

Era il 2009 e l’allora procuratore federale Stefano Palazzi, lo stesso che era stato implacabile accusatore della Juventus, ci mise due anni per prendere in esame quelle nuove evidenze. E ci andò giù piatto con l’Inter e suoi dirigenti, imputando loro l’accusa più grave, quella di illecito sportivo (per la quale si può anche retrocedere): «Questo Ufficio ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di cui all’art. 1, comma 1, anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6, comma 1, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale F.C., mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale». Insomma, quelle pesantissime parole cancellavano il principio fondamentale di illibatezza etica richiesto dai tre saggi che, essendo tali, avevano annusato fin da subito che quell’assegnazione a tavolino era scivolosissima.

Da allora, tuttavia, nessuno ha mai avuto il coraggio di cancellare quello scudetto dal palmares dell’Inter e di lasciare due, non solo una, caselle vuote nell’albo d’oro. Così ognuno ha iniziato a contare i titoli a modo suo. E chi lo sa meglio di tutti è proprio Marotta che brindò alla terza stella e al “trentesimo” scudetto juventino nello spogliatoio di Trieste, il 6 maggio 2012, e che ieri ha esposto il “quattordicesimo” scudetto interista nella bacheca di viale della Liberazione. La coppa ubiqua, come certe reliquie medievali: Umberto Eco ci avrebbe potuto tirare fuori un grande romanzo.

Principali Tappe Giudiziarie dello Scudetto 2006
Anno Organo Decisione
2006 Commissario Straordinario FIGC (Guido Rossi) Assegnazione Scudetto all'Inter
2011 TNAS Dichiarato incompetente
2011 FIGC Respinse la richiesta della Juventus
Anni successivi Collegio di Garanzia del CONI Confermato lo Scudetto dell'Inter
2022 TAR Lazio Emanato verdetto a favore dell'Inter
Recente Consiglio di Stato Respinto l'ultimo ricorso della Juventus
Stemma Juventus e Inter affiancati

tags: #juve #inter #scudetto #2006

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