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Legami storici ed ideologici, senso di appartenenza, solidarietà o semplice amicizia. Sono diversi i motivi alla base dei gemellaggi tra tifoserie di calcio in Italia. Il gemellaggio tra Cosenza e Casertana è la sintesi di tutto ciò.

“Caserta - Cosenza nessuna differenza” è lo storico slogan che sintetizza quanto è forte il legale tra le due tifoserie. Un legame tra i più saldi, tanto da resistere anche ai risultati verificatisi sul campo. Un episodio su tutti l’incontro disputato allo stadio San Vito di Cosenza il 19 maggio 2013. In palio il passaggio del turno ai quarti di finale play off di serie D.

Ma come nasce questo gemellaggio? Tutto ebbe inizio nei giorni 12-13-14 luglio 1985 in occasione del primo raduno degli Ultras di tutta Italia promosso dal tifosissimo padre Fedele Bisceglia a Fuscaldo in provincia di Cosenza. Quello fu il primo vero incontro tra le tifoserie del Cosenza e della Casertana. Fu una tre giorni molto intensa dove i vari gruppi ebbero modo di confrontarsi sulla tematica del fenomeno Ultras.

Non trascorse molto tempo e difatti il 17 novembre 1985 le due tifoserie ebbero modo di ritrovarsi allo stado Pinto di Caserta in occasione dell’incontro di campionato tra Casertana e Cosenza. Ed in quella occasione successe qualcosa di incredibile e significativo.

Di seguito uno stralcio tratto dalla fanzine “Voce Ribelle”: “50 ultrà del Cosenza sono venuti a Caserta per celebrare il gemellaggio con i “Fedayn - Bronx”, sotto un diluvio battente. Gli sconvolti fanno un tifo d’inferno. I tifosi casertani in doppio petto sono infastiditi dal fatto che nessuno disturbi gli avversari. Qualcuno di loro pensa che sia giunto il momento di intervenire e si avventa su uno striscione dei tifosi cosentini. Arriva la Polizia ma giungono anche i Fedayn di Caserta che si sistemano a fianco dei tifosi cosentini in segno di solidarietà e supporto. Le facce si mischiano, le sciarpe di confondono, i gesti si uniscono contro lo stadio intero. Sotto un cielo di nuvole una pallida idea comincia ad assumere una forma di realtà”. Un episodio più unico che raro vedere Ultras di casa affiancare i tifosi ospiti ed insieme reagire ad uno stadio ostile.

Tifosi ultras con sciarpe e bandiere

Il culmine si raggiunse nella stagione 1991-1992, questa volta torneo di serie B, con il famoso giro di campo dando vita ad uno dei gemellaggi più solidi del sistema calcistico italiano. In quella stagione purtroppo la Casertana retrocesse e le strade sportive delle due compagini si divisero. Dopo due stagioni di separazione sportiva, nel 2007-2008 le due tifoserie si ritrovano in serie D. I destini furono esattamente l’opposto con il Cosenza che venne promosso in Lega Pro Seconda Divisione e la Casertana che retrocesse in Eccellenza dopo aver perso i playout con il Castrovillari.

Ci sarebbe ancora tanto da dire di queste due tifoserie accomunate anche dagli stessi colori sociali. Come non ricordare la presenza sugli spalti dei tifosi casertani ogni volta che il Cosenza gioca in Campania, oppure vedere vessilli dei tifosi cosentini quando la Casertana è impegnata in Calabria o in Sicilia.

Il Cosenza ritroverà in Serie C due tifoserie gemellate da anni come Casertana e Casarano: storiche amicizie nata da tanti anni. Una delle poche cose del ritorno in Serie C che renderà felici i tifosi cosentini, sarà il poter ritrovare due tifoserie gemellate nel girone del prossimo anno. Il Cosenza infatti sarà inserito nello stesso girone di Casertana e Casarano. Sarà l’occasione per rinsaldare un’amicizia storica con entrambe. Tra lupi e falchetti esiste un’amicizia da 35 anni e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti.

Nella stagione 91-92, la Casertana neo promossa in cadetteria, arrivò al San Vito accompagnata da quattrocento tifosi al seguito sistemati nel vecchio settore ospiti della tribuna B. A quei tempi i Nuclei Sconvolti erano il gruppo portante della torcida silana, dalla parte opposta i Fedayn Bronx animavano e animano tutt’ora la Nord del Pinto. Classico giro di campo per sventolare i bandieroni dei gruppi (molto in voga in quegli anni) con tutto lo stadio ad applaudire. Chi conosce il mondo delle curve trova quasi scontato il motivo di questa amicizia. Stesse affinità ideologiche e stesso modo di vivere lo stadio e non solo. Senza tralasciare, la rivalità comune con la Salernitana.

Cosenza e Casertana si ritroveranno dopo 7 anni. L’ultima volta fu nei playoff, vittoriosi per il Cosenza, di Serie C del 2018. Un 1-1 che permise ai lupi di proseguire il percorso che culminò con la notte di Pescara ed il ritorno in Serie B.

La vittoria della Casertana, al Pinto, contro i lupi, manca da oltre 26 anni, esattamente dal 22 febbraio 1987, Serie C1, i falchetti si imposero per 1-0, grazie al gol di Pasquale Suppa all’ 87’. Mimì Bluette, chi era costui? Già, dato che, ormai, nessuno si ricorda più il nome di quel cameriere del Circolo Nazionale di piazza Margherita che diede il via alla sottoscrizione popolare in favore del calcio in città. Il primo campo da gioco (per il “Pinto” bisognerà attendere ancora qualche anno) è quello della Reggia vanvitelliana. Due anni dopo la squadra si trasferirà sul prato di Piazza d’Armi. I colori sociali sono neroverdi ma sul petto della casacca spicca un vistosissimo scudetto rossoblù. Arriva la Prima guerra mondiale che interrompe l’attività calcistica, ma alla fine degli anni Venti la “Volturno” esiste ancora. Tra i calciatori della formazione casertana già iniziano a venir fuori i primi “assi” della pedata. Nel 1921 alla “Unione Sportiva Volturno” succese la “Associazione Sportiva Ausonia”. La nuova società organizza nel 1923 un torneo al quale parteciperanno gli Amatori Capua, che lo vinceranno, il Gladiator di Santa Maria Capua Vetere ed altre agguerrite formazioni della vicina provincia di Napoli. L’Ausonia si piazza al secondo posto finale, e questo risultato non fa altro che sottolineare il fatto che il calcio a Caserta è una realtà e che sono ormai maturi i “tempi”. Il 7 agosto 1924 nasce la “Unione Sportiva Casertana”.

Il 7 agosto 1924 nasce ufficialmente la “Unione Sportiva Casertana”. Il massimo dirigente della società rossoblù è l’avvocato Mario Biggiero mentre Alfredo De Negri copre l’incarico di direttore sportivo. De Negri non si perde d’animo e fa arrivare a Caserta alcuni calciatori ungheresi (tra questi Sangiorgi e Ruprich). I risultati di questa campagna di rafforzamento in grande stile non tardano a venire e la Casertana nel 1925 riesce a vincere 34 delle 36 amichevoli giocate nel corso della stagione (gli altri due incontri finiscono in parità). Nel 1926 i tempi sono ormai maturi per l’iscrizione alla Federazione Nazionale. La Casertana viene iscritta al campionato di seconda serie nazionale e l’inizio della stagione è addirittura travolgente con tre successi in altrettanti incontri contro Palermo, Ideal Taranto e Pro Italia, altra compagine pugliese. Ma non manca il “fattaccio” che prende le sembianze del direttore di gara Mastroserio di Bari. La giacchetta nera nel corso dell’incontro interno dei rossoblù contro la Roman, formazione della capitale, concede tre calci di rigore alla compagine ospite. L’arbitro, a fine gara, viene “raggiunto” dai sostenitori casertani, e, come conseguenza, la formazione rossoblù viene espulsa dal torneo per “indegnità”. Le vie politiche consentono alla Casertana di essere riammessa al campionato ma, ormai, la squadra che così tanto bene aveva impressionato all’inizio della stagione sembra essersi “dissolta”.

Nel 1937 si decide di risolvere l’annoso problema del calcio a Caserta ed inizia la costruzione del “Pinto” grazie anche all’intervento del Podestà Ludovico Ricciardelli. Inizia una nuova era per la “Unione Sportiva Casertana” che, grazie alla disponibilità di un impianto finalmente adeguato, riaccende gli animi dei sostenitori rossoblù. Nel 1938 la Casertana, guidata in panchina dal tecnico ungherese Zalai, chiude al secondo posto il campionato di terza divisione nazionale distanziata di una sola lunghezza dal Savoia. La Seconda guerra mondiale, negli anni che vanno dal 1940 al 1942, non “intacca” il calcio. La Casertana, da parte sua, a conflitto già iniziato si toglie lo “sfizio” di vincere due importanti tornei estivi, la “Coppa Nedo Nadi” ed il trofeo “Italo Balbo”. Il campionato 1940-1941 vede la squadra rossoblù prendere parte al campionato di Quarta divisione. Il torneo viene vinto dalla Scafatese che sopravanza per miglior quoziente-reti il Gladiator. La formazione sammaritana, nell’impossibilità di iscriversi al campionato di Terza divisione, libera il posto alla Casertana, giunta sul gradino più basso del podio nel torneo precedente. Intanto la guerra non conosce soste ed il 27 agosto 1943 un bombardamento anglo-americano colpisce duramente la città che viene risvegliata dal “torpore” e perde definitivamente la speranza di non essere “toccata” dal conflitto. Il calcio, nonostante tutto, continua ad esistere e la Casertana… pure.

La formazione rossoblù viene inserita nel girone meridionale dove ci sono anche il Napoli e la Salernitana. E proprio nel corso del derby coi “cugini” granata sul campo di via Roma accade il “fattaccio”. La Salernitana è in vantaggio per 3-1 ma i padroni di casa non sfigurano. Mario non ci sta e dopo le proteste schiaffeggia la giacchetta nera: un “segnale” per il pubblico locale che travolge il cordone degli M.P. ed invade il rettangolo di gioco. Mario Fusco diventa per tutti “Mario Cazzotto”e viene squalificato a vita. Solo a seguito di un lungo e dettagliato reclamo da parte della società rossoblù Fusco viene riabilitato e la sua squalifica viene ridotta a 12 mesi. Intanto la guerra sta per finire e con il suo termine ricomincia la vita “normale” per il calcio non soltanto a Caserta. Nella stagione 1945-1946 la Casertana partecipa al campionato di serie C meridionale. A rilanciare la formazione rossoblù ci prova un nuovo presidente, l’avvocato Romeo Vitrone, che nel 1947-1948 grazie ad una buona squadra regala non poche soddisfazioni ai propri sostenitori. Il 1948, poi, è anche l’anno del nuovo statuto per la Casertana.

Gli anni Cinquanta si aprono con una importante quanto “sudata” vittoria esterna, quella ottenuta sul terreno di gioco di Angri. È il 1° gennaio 1950 ed arbitra una giacchetta nera destinata a diventare famosa, Concetto Lo Bello. A fine gara per lui e per i tifosi della Casertana è una fuga a dir poco precipitosa. La stagione 1949-1950 vede la Casertana concludere al primo posto a pari punti con l’Avellino. Per accedere agli incontri validi per la promozione in serie C con le vincenti dei raggruppamenti pugliesi e siciliani c’è bisogno di uno spareggio al “Collana” di Napoli. La Casertana supera per 2-1 gli irpini grazie ad una doppietta di Gè e passa alla fase conclusiva. Gli spareggi per la promozione con Maglie e Nissena vanno avanti all’insegna del perfetto equilibrio. È il mese di agosto e si gioca ancora! Alla fine si decide per il sorteggio, ma il nome della Casertana esce per ultimo dall’urna… La delusione è grande, ma la ristrutturazione del campionato di serie C consente il ripescaggio non soltanto della Casertana ma anche dell’Avellino.

Un paio di campionati senza grosse pretese e nel 1952 la formazione rossoblù si ritrova in IV serie a seguito di una nuova ristrutturazione dei campionati. Una serie di operazioni di mercato comportano un inevitabile indebolimendo della squadra ed alla fine della stagione per la Casertana c’è l’amarezza della retrocessione in Promozione. La svolta arriva nel 1953 arriva grazie al direttore tecnico Carlo Manzi che allestisce in brevissimo tempo una formazione altamente competitiva. L’ultimo “sfizio i rossoblù se lo tolgono superando al campo “Signorini” di Barra la Torrese, aggiudicandosi in questo modo lo scudetto campano del torneo di Promozione. La metà degli anni Cinquanta costituisce uno dei periodi più felici nella storia della Casertana. Città e squadra costituiscono un tutt’uno e viene anche scelto uno stemma tutto nuovo per la squadra: al termine di un concorso per i lettori de “Il Giornale” viene scelto il falco ed i calciatori della Casertana diventano per tutti i “falchetti”. Nel 1958 sulla poltrona di presidente della Casertana c’è Carlo Limone che prende il posto di Carlo Manzi. Il nuovo massimo dirigente non si accontenta della IV serie e sin dai primissimi giorni dal suo insediamento invia in Federazione numerosi dossier per ottenere la partecipazione della Casertana al campionato di serie C.

Per parlare della Casertana negli anni Sessanta bisogna necessariamente partire dal 20 luglio 1963, ovvero dall’avvento alla presidenza della società rossoblù del Cavaliere Giuseppe Moccia. Certo si potrebbe scrivere dell’amara retrocessione in IV serie al termine della stagione 1959-1960, od ancora della vittoria nel torneo 1962-1963, ma la “chiave di volta” nella storia della società rossoblù negli anni Sessanta è rappresentata proprio dall’ingresso all’interno del sodalizio casertano dell’imprenditore di Afragola. Moccia promette la Serie B nel giro di due stagioni e realizza in sede di calcio mercato una serie di “colpi” che lasciano presagire una stagione da vertice. I risultati migliori, però, arrivano nella stagione 1964-1965 che vede la formazione rossoblù chiudere al terzo posto alle spalle di Reggina e Taranto e nel torneo 1967-1968. Per ottenere la promozione in Serie B bisognerà attendere la stagione 1968-1969. Il direttore sportivo Aldo Olivieri affida la panchina della Casertana al tecnico Tom Rosati. La campagna acquisti vede arrivare, tra gli altri, due forti attaccanti, Taccetti e Marco Fazzi. La Casertana inizia la stagione con questa formazione: Pezzullo, Ballotta, De Luca, Agnoletto, Anghileri, De Grassi, Taccetti, Cominato, Fazzi, Selmo e Minto. Il titolo di campione d’inverno rappresenta per i rossoblù poco più di una formalità, ma all’inizio del girone di ritorno si capisce che il cammino non sarà così facile come frettolosamente preventivato con il Taranto che rimonta punto su punto ai “falchetti”. La Casertana conserva un punto di vantaggio sugli ionici che diventeranno due con la vittoria sul Messina all’ultima giornata davanti ad un pubblico record. La Casertana conquista per la prima volta nella sua storia la Serie B terminando il campionato a 56 punti, con 22 successi sui 38 incontri disputati. La stagione si chiude in gloria con la conquista del titolo Juniores da parte della formazione di mister Giovannino Bagni nella finali nazionali di categoria.

Mentre il presidente Moccia conferma sulla panchina Rosati ed inizia una serie di acquisti sul mercato per un campionato tranquillo, scatta una inchiesta da parte dell’Ufficio Indagini della Federcalcio sulla partita Trapani-Casertana. È il caso “De Togni-Selmo” che prende il nome dei calciatori appartenenti alle due squadre. La società rossoblù, da parte sua, è tranquilla ed inizia la stagione con la Coppa Italia insieme a Napoli, Foggia e Reggina. La decisione che retrocede la Casertana in Serie C e promuove il Taranto nella categoria cadetta arriva lunedì 8 settembre 1969. La giunta comunale di Caserta, riunitasi d’urgenza, “invita la cittadinanza a manifestare con tutti i mezzi consentiti lo sdegno e la protesta più viva avverso il grave e farsesco provvedimento di cui si chiede l’annullamento”. È l’inizio della “rivolta del pallone” con una serie di incidenti antiretrocessione che si scatenano in città e mettono Caserta in stato d’assedio fino al mercoledì successivo. Quello tolto in sede di Commissione d’Appello Federale la Casertana lo rinconquista sul campo nella stagione 1969-1970. Eppure l’inizio del torneo non era stato dei migliori con una serie di cinque pareggi consecutivi che portano alla dimissioni del tecnico Tom Rosati. Tutto fila per il verso giusto fino al 1° marzo 1970 quando la Casertana viene sconfitta a Matera, e la situazione si complica il 29 marzo quando i “falchetti”, sconfitti a Lecce, sono raggiunti in testa alla classifica dal Brindisi. Sarà lui a condurre la Casertana alla seconda promozione di fila in serie B. Al termine del girone di andata i “falchetti” sono terz’ultimi. A Costagliola, intanto, dopo un interregno di Del Frati è subentrato Gei, ma anche il nuovo allenatore non riesce a fare “miracoli” ed al termine della stagione si ritorna in Serie C. Un mix di inesperienza, di infortuni a catena ed una campagna acquisti-cessioni non del tutto ponderata hanno come inevitabile conseguenza la retrocessione. Il campionato 1973-1974 è quello che segna la fine della presidenza di Giuseppe Moccia. La squadra, allenata dal “sergente di ferro” Antonio Pasinato, termina al terzo posto, ma il massimo dirigente rossoblù è oggetto di una durissima contestazione da parte dei sostenitori rossoblù. È il 26 giugno 1974 quando il presidente Moccia rassegna nelle mani del sindaco di Caserta Gallicola le dimissioni. Finisce nel peggiore dei modi l’era-Moccia, un magnate del pallone, un appassionato del calcio, ma, soprattutto, un tifoso della Casertana…

Il dopo-Moccia si rivela una grossa incognita per la Casertana sotto il profilo economico, che trova il suo momento peggiore nella retrocessione in IV serie alla fine della stagione 1975-1976. Nel campionato 1977-1978 di IV serie sulla panchina della Casertana arriva un giovanissimo Claudio Tobia. Per Caserta e la Casertana significa un traguardo importante, ottenuto senza spese folli, e con una squadra giovane ed allo stesso tempo esperta. L’undici titolare è composto da Pietti, Lauri, Capasso, Paolettoni, Masato, Del Pasqua, Costantino, D’Agostino, Govetto, Moccia e Fazzi. La prima stagione della Casertana in C2 è anche la prima di Oscar Tacchi, giovanissimo goleador figlio d’arte che Tobia scova in Irpinia. Dopo una stagione 1979-1980 vissuta con un “valzer” di allenatori notevoli ed una salvezza raggiunta solo all’ultima giornata, nel campionato 1980-1981 ritorna sulla panchina della Casertana il tecnico lecchese Antonio Pasinato. Questo è l’anno della consacrazione a bomber di razza per Oscar Tacchi ed i suoi gol riportano la Casertana in C1. Tutto il resto è storia “recente”: la prima parte del torneo 1981-1982 con Facchin sulla panchina non è esaltante, ma il nuovo tecnico Camozzi porta i rossoblù ad una salvezza tranquilla. L’anno successo arriva Gaetano Salvemini alla guida dei “falchetti”. Si inverte il ruolino della precedente stagione: pochi i gol subiti dal portiere Renzi, ma altrettanto pochi le realizzazioni della squadra rossoblù che termina sesta. Nella stagione 1984-1985 è la volta di Gastone Bean sulla panchina della Casertana. Un buon torneo tenendo conto del fatto che la formazione rossoblù è una delle squadre più giovani di tutto il torneo di Serie C1. Poi il biennio di Giuseppe Materazzi. La prima stagione di Cuccaro presidente, si decide di fare le cose in grande. Arrivano alla corte del tecnico Liguori giocatori di primissimo piano e reduci da tanti campionati e successi nella massima serie ed in quella cadetta. Nella stagione 1988-1989 una nuova “chance” per Enzo Montefusco sulla panchina della Casertana . Un buon campionato chiuso nelle primissime posizioni ma con l’amarezza di aver sprecato fin troppe occasioni per raggiungere la serie B. L’opera messa in moto da Enzo Cuccaro, però, sta per raggiungere il suo apice… Nella stagione 1989-1990 si vede la Casertana più bella, forse, di tutta la sua quasi centenaria storia. Questa la formazione titolare: Grudina, Brandani, De Rosa, Marchetti, Serra, Cristiano, Suppa, Solfrini, Campilongo, Piccinno, Ravanelli. È quella che viene definita la Casertana dei “record” e delle dieci vittorie consecutive. Alla fine, però, in Serie B ci andranno Taranto e Salernitana con la Casertana che chiuderà al terzo.

Stemma storico della Casertana con il falco

Numeri, precedenti, momento delle squadre e intrecci di ex: al “San Vito-Gigi Marulla” va in scena una sfida che profuma di playoff. Domenica il “San Vito-Gigi Marulla” sarà teatro di Cosenza-Casertana, match dal peso specifico elevato sia per la classifica sia per la storia che lega le due piazze. Un confronto ricco di precedenti, di ex e anche di un gemellaggio storico nato nel 1985, che rende l’atmosfera particolare e sentita.

I PRECEDENTI IN TERRA COSENTINA

Dal 1964 a oggi il Cosenza ha ospitato la Casertana 24 volte:

  • 8 vittorie rossoblù
  • 11 pareggi
  • 5 vittorie campane

Equilibrio quasi perfetto, con un leggero vantaggio per i Lupi sul fattore campo. L’ultima sfida al Marulla risale a maggio 2018, secondo turno dei playoff: finì 1-1 davanti a oltre 4.000 tifosi, risultato che spalancò al Cosenza la strada verso la storica promozione in Serie B, culminata con la finale di Pescara. Nello stesso anno, però, in campionato la Casertana si impose con un netto 3-0 a Cosenza, dimostrando di saper colpire anche lontano dal “Pinto”.

LA CLASSIFICA E IL MOMENTO

La Casertana è quarta a 39 punti, +2 rispetto al Cosenza, e arriva al Marulla con l’obiettivo di consolidare la zona playoff. I campani in trasferta hanno raccolto 18 punti in 12 gare:

  • 5 vittorie
  • 3 pareggi
  • 4 sconfitte
  • 14 gol fatti, 12 subiti

Un rendimento esterno solido, impreziosito dalle ultime cinque trasferte: 3 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta (a Potenza). Il riferimento offensivo è Accursio, capocannoniere di squadra con 8 reti.

Il Cosenza, dal canto suo, punta sul fattore Marulla e sulla spinta del pubblico per operare il sorpasso e rilanciarsi con decisione nella corsa alle prime posizioni.

GLI EX E GLI INTRECCI

Occhi puntati sugli ex della partita:

  • Butić, in rossoblù nella stagione 2022/2023 in Serie B, con 1 rete
  • Liotti, a Cosenza nel 2021/2022 sempre in B, autore di 2 gol

Conoscenza dell’ambiente e motivazioni extra che possono incidere nell’economia del match.

ATMOSFERA SPECIALE

A rendere il quadro ancora più particolare c’è il gemellaggio tra le due tifoserie, nata nel 1985: rivalità sportiva sì, ma con un clima di rispetto che spesso regala scenari unici sugli spalti, anche se a Cosenza ormai da tempo c'è la contestazione.

COSENZA CASERTA: Gemellaggio

IL FOCUS

Cosenza-Casertana non è solo una partita di campionato: è storia, classifica e prospettiva playoff. I Lupi cercano l’aggancio e il sorpasso sfruttando il fattore casa; i Falchetti vogliono confermare solidità e ambizioni. Al Marulla, domenica, è tutto pronto per una sfida che promette intensità, equilibrio e contenuti tecnici di livello.

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