Il Cittadella, una realtà calcistica che incarna la passione e la resilienza, vanta una storia ricca di successi e un legame profondo con la sua comunità. Nata nel 1973 dalla fusione di due club preesistenti, la Cittadellese 1920 e l’Olympia Calcio 1948, l’Associazione Sportiva Cittadella rappresenta una delle società più giovani d’Italia, ma non per questo meno blasonata.
La fusione fu un passo necessario per superare le difficoltà economiche che minacciavano la sopravvivenza di entrambe le squadre. L’accordo, siglato il 21 giugno 1973, segnò l'inizio di un nuovo capitolo per il calcio cittadellese. Inizialmente, la convivenza non fu semplice, data la diversa ispirazione dei due sodalizi: la Cittadellese raccoglieva tifosi tra i militanti e simpatizzanti comunisti, mentre l’Olimpia era di ispirazione cattolica, e tra le due squadre esisteva una storica rivalità.
Nonostante le premesse, il Cittadella ha saputo costruire un percorso di crescita costante. I colori sociali, granata per maglia e calzettoni, con calzoncini granata-bianco, sono diventati un simbolo di identità per la città. La storia del club, seppur breve, è impreziosita da diverse partecipazioni in Serie C (1998-’99, 1999-2000, 2002-’03, 2003-’04 e 2004-’05) e due in Serie B (2000-’01 e 2001-’02).
Le Tappe Fondamentali della Storia Granata
Il primo risultato di prestigio fu la conquista della quarta serie nel campionato ’88-’89. Dopo una retrocessione, la C2 fu raggiunta nuovamente nella stagione ’92-’93. La scalata verso la Serie C1 avvenne al termine del torneo 1997-’98, e l’anno successivo si assistette allo storico derby con i “cugini” del Padova. Il sogno divenne realtà nel giugno del 2000 con l’incredibile promozione in Serie B.
La favola del Cittadella ha spesso ricordato quella del Chievo Verona, dimostrando come una piccola realtà possa competere ai massimi livelli. Dopo due stagioni nella cadetteria, il club retrocesse in C1 nel 2002.
La stagione 2007/2008 ha segnato la seconda promozione in Serie B, ottenuta in maniera autoritaria con Claudio Foscarini in panchina, ribaltando i risultati di sfavore all’andata dei playoff. Tuttavia, al termine della stagione 2014/15, dopo sette anni, il Cittadella retrocesse in Lega Pro, perdendo 2-0 contro il Perugia. La risalita in cadetteria avvenne nella stagione successiva, con un record di 11 vittorie consecutive, quattro giornate prima della fine del campionato.
Nella stagione 2015-2016, il Cittadella conquistò la promozione in Serie B, stabilendo un record di 11 vittorie consecutive. La squadra si è poi distinta per la sua capacità di salvarsi con relativa tranquillità, raggiungendo in alcune stagioni posizioni di vertice. Ad esempio, nella stagione 2009-2010, la squadra ottenne uno storico 6º posto in Serie B, venendo però sconfitta in semifinale di play-off dal Brescia, risultato che rimane il più alto nella storia del club.
Il 21 giugno 2023, il Cittadella ha potuto festeggiare i 50 anni dalla nascita della società, dopo una salvezza conquistata al fotofinish.

Lo Stadio Pier Cesare Tombolato e la Città
Il Cittadella gioca le sue partite casalinghe allo Stadio Pier Cesare Tombolato, situato in Via dello Sport. L’impianto ha una capienza di circa 4.000 spettatori, con un unico settore coperto, la tribuna. La curva è solitamente destinata alla tifoseria ospite, mentre i tifosi granata prediligono la tribuna.
La città di Cittadella, con i suoi circa 19.000 abitanti, è un affascinante esempio di città fortificata medievale. Sorta probabilmente in età longobarda attorno alla Pieve di San Donato, sulla valle del fiume Brenta, è nota per il suo Premio Nazionale di Poesia e altre importanti manifestazioni culturali. La sua cinta muraria, eretta nel 1220, è quasi intatta, con una pianta poligonale, 4 porte ai quattro punti cardinali, lunga 1460 metri, alta fino a 13 metri e interrotta da 16 torri e 16 torresini.

La Tifoseria Granata: Storia e Evoluzione
La tifoseria del Cittadella è giovane, come la squadra, e storicamente considerata tra le più esigue del campionato. Il primo gruppo organizzato, non ultras, furono i “Fedelissimi Granata”, nati nel corso del campionato ’79-’80, quando la squadra militava in Serie D e vinse la prima Coppa Italia Dilettanti.
Il movimento ultras prese forma nel 1996, quando un gruppo di tifosi iniziò a riunirsi sulle tribune del Tombolato per sostenere la squadra, allora in Serie C2. La prima trasferta significativa fu in occasione della finale playoff persa a Lecco nel torneo ’96-’97, con lo striscione “Ultrà Granata”.
Negli anni successivi nacquero altri gruppi come l’Area Granata e la Brigata Veleno. Nel ’98 emerse il Comando Ultrà Cittadella, il primo gruppo con una vera mentalità ultras, caratterizzato da presenza costante e tifo continuo. Nel 1999 venne fondata la sezione di Busto Arsizio del CUC.
Nel 2000, con la storica promozione in Serie B, sorsero problematiche legate allo stadio. La società decise di giocare le partite casalinghe all’Euganeo di Padova anziché ristrutturare il Tombolato, allora inadeguato per la categoria. Questo portò a uno sciopero del tifo organizzato, con i gruppi Zizi Group e Area Granata che decisero di non seguire la squadra per protestare contro la decisione del presidente. Il Comando Ultrà Cittadella, ridotto in numero, si sciolse alla fine del secondo campionato di B (2001-02).
La “Vecchia Guardia 1994” è oggi uno dei principali gruppi ultras, guidato da Rydy Tronco. Altri gruppi attuali includono la Galliera Veneta Granata e il Gossip Group.
Nonostante le dimensioni ridotte, la tifoseria granata ha dimostrato un forte senso di appartenenza. La scelta della squadra dei sogni del primo mezzo secolo granata, effettuata dai tifosi stessi, ha visto un entusiasmo crescente, alimentato anche dall’ottimo campionato disputato dall’attuale Cittadella guidato da mister Gorini. La formazione ideale, votata dai tifosi, vede in porta Pierobon, in difesa Salvi, Perticone, Cherubin e Benedetti, a centrocampo Iori, Branca e Vita, e in attacco Chiaretti, Meggiorini e Coralli.
Dirigenza e Filosofia di Gioco
Un ruolo fondamentale nella rinascita e nella continuità del Cittadella è ricoperto da Stefano Marchetti, direttore sportivo e generale. Marchetti, presente nel club dal 1999, è noto per la sua filosofia incentrata sulla ricerca di “uomini di valore”, convinto che “solo con gli uomini si può creare un grande gruppo”. La sua abilità nel costruire squadre competitive con risorse limitate, spesso attingendo a giocatori in scadenza di contratto, a parametro zero o provenienti dal settore giovanile, è un pilastro della strategia societaria.
La squadra, sotto la guida di allenatori come Roberto Venturato, è nota per il suo calcio pragmatico: zero chiacchiere, ma solo fatti. Pochi concetti, idee semplici e tanto lavoro sono alla base del loro stile di gioco, caratterizzato da un possesso palla non esasperato e dalla ricerca della verticalizzazione immediata e imprevedibile.
Un altro aspetto distintivo del Cittadella è il forte senso di appartenenza e la coesione che si respira all’interno e all’esterno del campo. Molti giocatori sono legati alla società da anni, e un numero significativo di componenti della rosa ha già formato o sta per formare una famiglia, contribuendo a creare un ambiente sereno e maturo.
Amicizie e Rivalità
La tifoseria del Cittadella ha sviluppato nel tempo legami significativi con altre tifoserie. Un vero e proprio gemellaggio esiste con gli ultras dell’Alzano Cene, in particolare con il gruppo “Lost Boys”, con cui i primi contatti risalgono al 1998/99 e l’amicizia consolidata nel 2001.
Buoni rapporti sono stati intrattenuti anche con i tifosi del Pavia (dal 2003/04) e in passato con le “Brigate Rossoblù” del Montevarchi e con il Como.
Le rivalità più sentite includono quella con il Padova, principalmente di natura campanilistica e sentita soprattutto dai tifosi del Cittadella, e quella con il Lecco, nata in occasione della finale playoff del 1996/97. Esistono anche vecchie rivalità regionali e campanilistiche con il San Donà, e in passato si sono registrati incidenti con la Spal e la Sambenedettese.

Il Cittadella, con la sua storia di provincia che sfida i giganti, continua a rappresentare un esempio di come passione, programmazione e senso di appartenenza possano portare a risultati straordinari nel mondo del calcio.
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