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Il Super Cinema Orfeo, situato nel cuore del centro storico di Parma, a pochi passi dalla sede universitaria di Giurisprudenza, rappresenta un tassello importante nella storia cinematografica della città. Originariamente conosciuto come Teatro Campanini, questo storico locale ha condiviso con il Cinema Centrale la stessa capienza, diventando un punto di riferimento per la proiezione di pellicole durante gli anni della guerra.

Durante il periodo bellico, il Cinema Orfeo, come molte altre sale, ha proposto una programmazione che includeva film di propaganda dell'Asse. Queste pellicole, intrise degli ideali fascisti, miravano a esaltare gli aspetti eroici e virili del conflitto. Tra i film proiettati nel 1942 figura "Giarabub" di Goffredo Alessandrini, che narrava la resistenza dei soldati italiani nella regione libica contro l'esercito britannico. L'anno successivo, nel 1943, fu la volta dell'anteprima di "Harlem", un film dichiaratamente antiamericano e intriso di forti elementi razzisti, proiettato sia al Super Cinema Orfeo che al Cinema Centrale il 24 aprile 1943.

È interessante notare come "Harlem" fosse originariamente destinato alla regia di Alessandro Blasetti, il quale avrebbe poi visto un'accoglienza calorosa all'Orfeo con "La cena delle beffe". Questo film drammatico e storico, inizialmente soggetto a censura, fu successivamente reso disponibile al pubblico con il divieto di visione ai minori di sedici anni a causa di una scena audace con Clara Calamai.

La programmazione del Cinema Orfeo, in particolare dal 1943, sembrava risentire dell'importanza del contesto bellico, con una tendenza a proporre film di minore rilievo. Tuttavia, spicca la presenza di due opere del regista francese Marcel Carné: "Il porto delle nebbie" (1938), distribuito in Italia solo nel 1943 e originariamente vietato ai minori di 16 anni, che ritraeva un disertore dell'esercito coloniale francese. Carné riuscì, attraverso una storia d'amore, a esprimere il disorientamento della Francia all'avvicinarsi della guerra.

Il Cinema Orfeo, con il suo velluto rosso, rappresentava un'eccezione tra le sale parmigiane dell'epoca, molte delle quali presentavano ancora poltroncine in legno, come al Ducale di via Bixio o all'Ariston di via Petrarca. Era un tempo in cui l'intervallo era un momento per fare la fila alle macchinette distributrici di Coca Cola e Fanta, cercando affannosamente il resto alla cassa. Le cassiere e le "maschere" erano figure note e i cinema possedevano un'anima, pur presentando limitazioni come l'accessibilità per i disabili, evidenti nella lunga scalinata dell'Ariston o del Trento.

Il Super Cinema Orfeo di via Oberdan era anche noto per il suo bar, dove era possibile consumare toast solo durante l'intervallo. A differenza delle moderne multisale, gli schermi di un tempo imponevano regole più rigide: non era permesso entrare in sala con cibo o bevande, per non disturbare gli altri spettatori. Le bibite venivano servite in bottigliette di vetro con vuoto a rendere, e non potevano essere portate in sala.

In passato, Parma vantava numerose sale cinematografiche. Oltre all'Orfeo, altre sale storiche includevano l'Ariston, il Capitol, il Lux, il Centrale, il Verdi, il Ducale, il Jolly, il Roma, l'Odeon, l'Olimpico, il Piccolo Teatro e il Ritz. Oggi, solo l'Astra, l'Edison e il D'Azeglio resistono, con quest'ultimo come unico sopravvissuto nella cerchia della città storica. L'avanzata delle multisale ha portato alla chiusura di molte di queste sale, trasformando il centro storico, un tempo animato dalle sale cinematografiche, in un regno della periferia per i nuovi cinema.

Il nome "Orfeo" è tornato di recente a risuonare nel panorama cinematografico grazie a "Orfeo", film diretto da Virgilio Villoresi, adattamento cinematografico del "Poema a fumetti" di Dino Buzzati, considerato la prima graphic novel italiana. Questo lungometraggio, presentato Fuori Concorso all'82ª Mostra del Cinema di Venezia, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Il film è un'opera immaginifica che fonde animazione e riprese dal vero, ambientata in un passato stilizzato e lontano dalle convenzioni narrative contemporanee, un raro esempio di cinema visionario e lirico.

Villoresi, con la sceneggiatura curata insieme a Marco Missiroli e il montaggio, ha dato vita a un'opera che mescola soluzioni artigianali come la pellicola 16mm, la stop-motion e ambientazioni ricostruite a mano. La scenografia, ideata dal regista, rielabora il mito di Orfeo ed Euridice attraverso una lente artigianale e cinematografica. Nel cast figurano Luca Vergoni, Giulia Maenza, Vinicio Marchioni e Aomi Muyock.

Il film di Villoresi riprende il tema del mito di Orfeo ed Euridice, esplorato anche in ambito operistico. L'opera di Christoph Willibald Gluck, "Orfeo ed Euridice", nella versione del 1762, è tornata al Regio di Parma dopo 39 anni, eseguita dalla Filarmonica Arturo Toscanini e dal Coro del Teatro Regio di Parma. La regia di Shirin Neshat ha sovrapposto alle immagini dell'opera riprese a Parma, offrendo un ulteriore livello narrativo incentrato sugli sguardi intimi dei personaggi e sulle loro relazioni. Neshat ha reinterpretato il mito in chiave moderna, concentrandosi sul conflitto interiore di Orfeo tra ego, narcisismo e amore incondizionato per Euridice, che si getta nella morte dopo la perdita del figlio.

La versione di Gluck dell'opera, frutto di un progetto di riforma per restituire espressione drammatica all'opera seria, si distingue per un organico orchestrale ridotto ma timbricamente snello, con l'orchestra divisa in due parti che si rispondono. Il libretto di Ranieri de’ Calzabigi è stato semplificato, eliminando personaggi secondari e riducendo gli spazi lirici a favore di un'unità d'azione più stringente. Il finale dell'opera, mutato da Calzabigi, vede Euridice restituita a Orfeo per intervento di Amore.

L'allestimento dell'opera a Parma, in occasione delle nozze del duca Ferdinando di Borbone, ha visto Gluck stesso accorciare l'opera da tre a un solo atto, affidando il ruolo del protagonista a un soprano. Questo spettacolo, parte della Stagione del Teatro Regio di Parma, ha beneficiato del contributo di numerosi partner istituzionali e sponsor, con biglietti disponibili da 10 a 120 euro e agevolazioni per diverse categorie di pubblico.

Cinema Orfeo Parma interno

Il Cinema Orfeo, come molti altri cinema storici di Parma, rappresenta un capitolo fondamentale nella memoria collettiva della città. La sua storia, intrecciata con quella di altre sale come il Cinema Centrale, ci riporta a un'epoca in cui l'esperienza cinematografica era vissuta in modo diverso, con un forte legame tra la sala, i suoi spettatori e la comunità.

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Oggi, la tendenza è quella delle multisale, ma il fascino delle vecchie sale come l'Orfeo rimane immutato, testimoniando un'epoca d'oro del cinema e della sua fruizione.

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