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Calciopoli continua a dividere il mondo del calcio italiano, con due fronti aperti e persistenti polemiche che gettano ombre sul passato e sul presente del sistema sportivo. A distanza di anni dallo scoppio dello scandalo, le vicende giudiziarie e sportive legate a Calciopoli non hanno ancora trovato una conclusione definitiva, coinvolgendo figure di spicco come Massimo Moratti e sollevando interrogativi sulla giustizia sportiva e penale.

Il processo penale a Napoli e le incertezze

Sul fronte penale, il processo di Calciopoli a Napoli rischia di subire un brusco arresto. La giudice Maria Teresa Casoria è stata ricusata, essendo essa stessa sotto processo davanti al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Questa situazione apre la possibilità che il collegio giudicante debba essere ricostituito, ritardando ulteriormente una sentenza che, secondo le previsioni, non arriverà prima dell'estate, ma che si profila più probabile per ottobre.

L'inchiesta sportiva e il ruolo di Massimo Moratti

Parallelamente, sul fronte sportivo, il superprocuratore della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Stefano Palazzi, sta conducendo un'indagine parallela. Dopo aver ascoltato diverse figure chiave, tra cui Bergamo, Pairetto e Mazzei, Palazzi ha fissato per il 31 marzo l'interrogatorio di Massimo Moratti. L'inchiesta-bis della FIGC si concentra in particolare sullo scudetto del 2006, assegnato all'Inter dai cosiddetti "saggi" di Guido Rossi. La Juventus, parte lesa in questa vicenda, chiede la revoca di tale titolo.

Massimo Moratti

La decisione in merito è attesa entro giugno. Palazzi, una volta chiusa l'indagine, trasmetterà gli atti al consiglio federale, che avrà il compito di deliberare. L'attenzione si concentra sulle ultime intercettazioni emerse, che includono conversazioni di Moratti e Giacinto Facchetti, precedentemente non conosciute al momento della sua deposizione di anni prima.

Dubbi sulla giustizia sportiva e le azioni di Moratti

Massimo Moratti ha manifestato in passato una profonda sfiducia nei confronti della giustizia sportiva. Ci si interroga sul perché, in occasione di Calciopoli, non si sia mai rivolto all'Ufficio Indagini, nonostante i suoi presunti sospetti. Viene ricordato il caso di Italo Pappa, capo dell'Ufficio Indagini, che si dimise nel maggio 2006.

Anche nei confronti della giustizia penale, Moratti non si è costituito parte lesa a Napoli, a differenza di altre società come il Brescia, né ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica riguardo a ciò che sosteneva di aver compreso, ovvero che l'Inter potesse al massimo concorrere per il secondo posto.

Nonostante le sue reticenze, Moratti è ora chiamato a deporre davanti a Palazzi. Viene sottolineato come questo non sia un atto di poco conto né un comportamento "ridicolo" da parte della FIGC, ma piuttosto un doveroso passo richiesto dal presidente Giancarlo Abete a seguito di un esposto presentato dalla Juventus.

Lo scudetto 2006 e le intercettazioni

La questione centrale rimane se ci saranno elementi sufficienti per revocare lo scudetto all'Inter. La valutazione del peso da attribuire alle telefonate con i designatori arbitrali, agli incontri conviviali e ai regali sarà fondamentale. Ci si chiede se l'Inter avesse la necessità di difendersi dallo strapotere di Moggi e Giraudo e in che modo lo abbia fatto. Queste domande attendono risposte serie e motivate, non legate agli umori del momento.

Non è disprezzando la giustizia sportiva che si può sperare di ottenere giustizia. L'analisi delle ultime intercettazioni, tra cui quelle di Facchetti e Moratti, getta nuova luce sulla vicenda.

Intercettazioni telefoniche

Calciopoli: un complesso intreccio di interessi

La trasmissione "Report" ha dedicato uno speciale ai fatti del 2006, mettendo in luce retroscena inquietanti. Emerge l'ipotesi di un "patto politico-industriale" dietro l'inchiesta di Calciopoli. Paolo Bergamo, ex designatore arbitrale, ha parlato di un'intesa tra Massimo Moratti, Marco Tronchetti Provera e figure legate alla famiglia Agnelli, con l'obiettivo di favorire l'ascesa di John Elkann al vertice del gruppo Fiat e quella di Andrea Agnelli alla Juventus.

Viene inoltre rivelata una "cena segreta" tra Massimo Moratti e Paolo Bergamo, avvenuta dopo la sconfitta del 5 maggio 2002 che costò lo scudetto all'Inter. Durante l'incontro, Moratti avrebbe chiesto spiegazioni sul presunto accanimento degli arbitri nei confronti della sua squadra.

Successivamente, Moratti si sarebbe rivolto a Giuliano Tavaroli, allora capo della security di Telecom, per effettuare accertamenti su presunti favoritismi arbitrali. Questo "lavoro di intelligence" fu commissionato a una società esterna, ma Bergamo ha definito tali indagini "illegali", affermando di aver sporto denuncia.

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Le indagini dei Carabinieri e le intercettazioni "particolari"

L'analisi dei documenti originali ha evidenziato un agire "particolare" del nucleo dei Carabinieri guidati da Auricchio riguardo alle intercettazioni di Calciopoli 2006. Nel codice dei "12", che classificava le telefonate per rilevanza, molte intercettazioni ritenute importanti non furono trascritte ai PM. Esempi significativi includono telefonate tra Facchetti-Bergamo e Moratti-Bergamo, valutate con un "triplo baffo rosso", lo stesso livello di importanza attribuito alle telefonate di Moggi.

Anche telefonate che scagionavano il dirigente juventino Moggi sul caso Paparesta, valutate con doppio baffo giallo, non furono trascritte. Il PM Narducci, durante il dibattimento, affermò che non vi erano mai telefonate tra Bergamo e Pairetto con il signor Moratti.

La posizione di Moratti e le reazioni

Massimo Moratti, intervenendo dopo la puntata di "Report", ha definito "fesserie" e "stupidaggini" le accuse di un complotto ordito da lui e Tronchetti Provera ai danni di Moggi. Ha espresso meraviglia per il fatto che "Report" abbia potuto trasmettere tali affermazioni, sottolineando che ci sono sentenze, sia sportive che penali, a riguardo. Moratti ha ribadito che l'Inter ha sempre agito alla luce del sole e che Moggi, a suo dire, parla per livore.

Il numero uno dell'Inter ha anche criticato l'operato della FIGC in passato, domandandosi perché non si sia rivolto all'Ufficio Indagini qualora avesse avuto dei sospetti. La sua sfiducia nella giustizia sportiva è stata una costante.

Calciopoli: un scandalo che ha segnato il calcio italiano

Con il termine Calciopoli si indica lo scandalo che ha travolto il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo numerose società, dirigenti, arbitri e organi calcistici. Le prime avvisaglie emersero nel 2005 con indagini della procura di Torino, chiuse poi con un'archiviazione per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti, ma con l'invio di materiale alla FIGC per questioni disciplinari.

Le indiscrezioni si moltiplicarono nella primavera 2006, portando alla luce lo scandalo con indagini della FIGC su presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. La pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche, a partire dal 4 maggio 2006, rivelò contatti tra dirigenti, arbitri e anche giornalisti.

Cronologia Calciopoli

Le sanzioni e i ricorsi

Le pesanti sanzioni inflitte dalla Corte federale della FIGC portarono a ricorsi presso la Camera di conciliazione e arbitrato del CONI. La Juventus, riconosciuta colpevole di "illecito strutturato", subì la revoca dello scudetto 2004-2005 e la retrocessione in Serie B, oltre a penalizzazioni di punti. Sanzioni simili colpirono Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo.

Il processo penale di primo grado a Napoli, conclusosi tra il 2008 e il 2011, portò all'emersione di nuove intercettazioni. Il procuratore federale Stefano Palazzi avviò nuove indagini, contestando violazioni a diverse società e tesserati non coinvolti nei processi sportivi del 2006. L'Inter e Facchetti furono contestati per illecito sportivo, ma i fatti erano ormai prescritti.

La battaglia legale della Juventus

Nel novembre 2011, la Juventus presentò un ricorso al TAR del Lazio contro la FIGC e l'Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro, basato sulla presunta disparità di trattamento nei fatti di Calciopoli. La società torinese sottolineava inoltre come il processo penale di primo grado avesse escluso responsabilità dirette della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti.

Il tentativo di risolvere la querelle attraverso un "tavolo della pace" convocato dal CONI si rivelò infruttuoso, con le posizioni delle parti rimaste distanti.

Il Progetto Albertini e il futuro dei settori giovanili

Parallelamente alle vicende di Calciopoli, si muove il dibattito sul futuro del calcio italiano. Il vicepresidente FIGC, Demetrio Albertini, lavora per rilanciare i settori giovanili, proponendo di abbassare l'età della Primavera a 19 anni e di introdurre le seconde squadre, sul modello di Spagna e Germania. L'obiettivo è garantire maggiore spazio ai giovani italiani, spesso penalizzati dalla preferenza per giocatori stranieri, più economici.

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Si lavora anche sulla legge stadi, con l'obiettivo di modernizzare gli impianti sportivi. Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, spera in un aumento della percentuale dei diritti TV per la sua Lega.

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