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Il popolo juventino freme ed è impossibile dargli torto. Gli è stato sempre raccontato che in tutte le intercettazioni di Calciopoli non c'era l'ombra di un interlocutore telefonico a strisce nerazzurre ed ora viene fuori che a parlare con Paolo Bergamo c'era pure il presidente Massimo Moratti.

È presto per dire dove porterà il polverone alzatosi intorno e dentro al processo di Napoli, nel quale, come è logico che sia, le difese fanno il loro dovere, che è quello di cercare di smontare un pesante impianto accusatorio. Ma è chiaro che il «così facevan tutti» è un'arma eccellente, se i proiettili non sono caricati a salve, nelle mani di Luciano Moggi e del suo agguerrito staff di legali.

È presto perché le telefonate fin qui offerte alla pubblica opinione sono poche, e non si sa quante potranno diventare e con quali contenuti fino al 13 aprile, il giorno dello showdown, quando a Napoli il colonnello Auricchio si troverà di fronte l'avvocato Trofino. E si deciderà se tutto questo fardello di intercettazioni aggiuntive potrà entrare o meno a far parte del processo. Prudenza, dunque, almeno fino ad allora.

Senza tuttavia sottrarsi a qualche prima necessaria considerazione:

  • Il contenuto delle due telefonate in questione non è particolarmente rilevante. Quello che pesa, e parecchio, è che a parlare siano Bergamo e Moratti.
  • Il contesto temporale è quello dell'inizio 2005. Allora si era chiusa l'inchiesta con intercettazioni della Procura di Torino ed erano in corso le intercettazioni dell'inchiesta di Napoli. Gli imputati eccellenti avevano già fatto ricorso, in quei giorni, all'uso delle tessere svizzere protette. Può voler dire nulla, qualcosa, molto o tutto.
  • Secondo quella che potremmo definire la tesi Auricchio queste telefonate non hanno fatto parte dell'inchiesta perché penalmente non rilevanti. Vero, almeno per quel che riguarda quanto oggi è sotto i nostri occhi. Ma vero anche che in quei famosi faldoni dati nel 2006 in pasto alla gente di intercettazioni penalmente non rilevanti ne abbiamo lette tante. Troppe.
  • Un'omissione che oggi per Auricchio diventa un boomerang. Per l'impianto accusatorio, che poggia soprattutto sulle tessere svizzere e sulle polizze assicurative sottoscritte da Giraudo e Moggi con il designatore Bergamo, finora no.
  • È straordinaria la coincidenza con la quale proprio ieri Christian Vieri è partito all'attacco dell'Inter e di Moratti chiedendo alla Federcalcio la revoca di quel maledetto scudetto.

Le nuove intercettazioni portate alla luce nel corso degli anni dalla difesa di Moggi hanno dimostrato che discussioni di questo genere sulle griglie non erano inusuali, e questo fatto viene riconosciuto dalla recente sentenza di Cassazione sulla parte in rito abbreviato del processo Calciopoli.

Mi sembra estremamente importante che la Cassazione abbia in qualche modo messo nero su bianco (seppur con estremo garbo) il fatto che sono state le omissioni degli investigatori a salvare da conseguenze penali chi si era reso protagonista di “grigliate” paragonabili a quella di Moggi. Questa considerazione, ovviamente, non assolve però Moggi e la sua telefonata.

Non sono sicuro che tutti i giudici che hanno avuto a che fare con i fatti di Calciopoli abbiano capito di preciso cosa fossero queste griglie, e le modalità con cui venivano elaborate; addirittura a un certo punto della sentenza di Cassazione sul rito abbreviato si parla della «partecipazione del Giraudo alla cerimonia della predisposizione delle cd. “griglie arbitrali”», facendo forse un po’ di confusione con il sorteggio, che, quello sì, veniva svolto nelle forme di una cerimonia ufficiale, con tanto di notaio e pubblico in sala.

Non c’è dubbio che la telefonata già menzionata della “grigliata” può essere considerata una intromissione impropria di un dirigente di club in una materia non di sua pertinenza. Ed è possibile senz’altro che sia siano verificate altre conversazioni dello stesso genere, su telefoni non intercettati.

I giudici, però, vanno addirittura oltre: secondo loro tutte le volte che i designatori parlano al telefono con Moggi o si incontrano di persona con lui, si parla (anzi, si decide) invariabilmente delle griglie. Questa operazione mi sembra un po’ spregiudicata, e introduce nella sentenza una sgradevole mistificazione della realtà, suggerendo l’immagine di due designatori continuamente intenti a fare le griglie con Moggi (e Giraudo).

Ora, è assolutamente possibile che di griglie Moggi abbia parlato anche in altre occasioni. E però l’occasione della “grigliata”, tra l’8 e il 9 febbraio, non è assolutamente un’occasione qualsiasi. Siamo infatti nei giorni in cui si sta finalmente decidendo la sfida per il vertice della FIGC, con l’accordo tra i due candidati, Carraro e Abete, per una staffetta; nella mattinata dell’8 febbraio Moggi ha incontrato a Roma Grazia Fazi, ex segretaria della CAN silurata per ragioni poco chiare alla fine della stagione precedente; e nella sera dello stesso 8 febbraio avrebbe incontrato, insieme a Giraudo, a Torino, il designatore Pairetto.

Sono giorni di particolare fermento, per ovvi motivi; l’accordo Carraro - Abete avrebbe determinato anche il destino futuro degli stessi Bergamo e Pairetto (Abete aveva nel suo programma elettorale il passaggio al designatore unico), ma il momento era importante per chiunque aspirasse a un ruolo nella nuova FIGC, compresa la Fazi, che era rimasta impiegata della Federazione, ma era a caccia di prospettive migliori dopo la cacciata dalla CAN.

Come accennavo prima, però, il vero punto rimasto in ombra finora è quello della sincerità e della lealtà fra i due interlocutori Moggi e Bergamo. Tutti i giudici hanno sempre dato per scontati questi requisiti, immaginando il capo della cupola che detta il suo volere e il sodale che, umile ed obbediente, lo ascolta. Moggi come terzo designatore.

In realtà numerose telefonate intercettate negli stessi giorni permettono di vedere le cose in maniera ben diversa. Mi sembra utile cominciare da una telefonata della sera del 7 febbraio, in cui la Fazi comunica all’amico Bergamo che l’indomani vedrà Moggi. È la telefonata prog. n. 1572. Da questo scambio di battute, in cui ci si riferisce a Moggi come “il numero due” (definizione piuttosto curiosa per quello che è stato dipinto come “il capo dei capi”), si parla dell’appuntamento dell’indomani in maniera piuttosto scanzonata; per la Fazi è “il pranzo delle beffe”. Soprattutto, i due si accordano per mentire a Moggi; ufficialmente Bergamo non deve sapere dell’incontro dell’amica con il dg juventino. E in effetti Bergamo, più tardi, farà finta di non sapere nulla. Ma questo era solo un antipasto.

La conversazione che a mio parere può cambiare l’interpretazione della “grigliata” avviene la mattina successiva rispetto alla conversazione Moggi - Bergamo, che, come detto, si colloca nella notte fra l’8 e il 9 febbraio. L’indomani mattina il designatore chiama la Fazi, e commenta così la discussione avuta con il dirigente juventino (telefonata prog. n. 1578).

Per interpretare la telefonata della grigliata abbiamo dunque a disposizione una telefonata successiva in cui uno dei due interlocutori spiega per filo e per segno, a una persona amica, le sue intenzioni nelle varie fasi della conversazione. Si tratta di una telefonata che doveva assolutamente essere utilizzata, per evitare di fraintendere l’altra. A me sembra proprio l’ABC. Ma forse sono io, a non avere capito nulla. Infatti tutti gli atti dell’accusa, e tutte le sentenze, parlano della grigliata senza mai citare questa telefonata.

Il discorso di Bergamo alla Fazi mi sembra piuttosto chiaro, e mi pare che metta inevitabilmente in crisi l’interpretazione tradizionale della grigliata. Frasi come: “mi son messo lì a fare le griglie e poi volevo provocare ancora l’amico”, “naturalmente mi ero preparato, eh… a fare un po’ la puttana. Bergamo, in realtà, vuole provocare e spaventare Moggi; piano che ha l’appoggio incondizionato dell’amica Fazi. Moggi ha “la cacarella”, e i due arrivano a sperare che la Juve possa fare un passo falso sul campo che spaventi ancora di più il dirigente juventino, ora che la squadra è stanca. Come dice la Fazi “gli devi mettere un po’ di paura che questo campionato non è ancora finito… lo vincono, eh, perché lo vincono, il Milan è morto, Paolo, non puoi sempre vincere al novantaquattresimo… eh, però un po’ di tremarella gli fa bene”. Begli amici, bei sodali che aveva, l’associazione di Moggi.

Interessante, peraltro, che la Fazi e Bergamo connettano la soluzione dello sprint scudetto fra Juventus e Milan a fattori esclusivamente sportivi, come la stanchezza delle squadre, la mancanza di ricambi, gli impegni europei, e mai al ruolo delle decisioni arbitrali.

Che vinca l’uno o l’altro, a Bergamo interessa che gli arbitri portino a casa il campionato senza intoppi.

In realtà, però, Bergamo vuol far pesare a Moggi la sua perdita di potere; “il campionato è cominciato con Massimo e Gigi che hanno fatto capire in giro che sono loro i padroni del vapore”, e si intende Massimo De Santis, arbitro esperto ed “autorevole”, e l’altro designatore Pierluigi “Gigi” Pairetto. L’accordo Carraro - Abete prevede la rinuncia al doppio designatore, e Bergamo sa di essere stato messo in un angolo. È il suo collega Pairetto, più giovane di lui, ad essere il favorito per sopravvivere nell’incarico. E siccome nell’ambiente le notizie girano rapidamente, e anche gli arbitri “sanno tutto cinque minuti dopo”, questo determina una immediata perdita di autorevolezza di Bergamo.

Ma il punto cruciale dell’argomentazione del designatore livornese, quello con cui vuole spaventare e minacciare Moggi, è quello relativo alla debolezza di Pairetto; senza Bergamo, gli arbitri sono senza un padrone, e questa può diventare una situazione pericolosa: “Luciano, quando gli arbitri non hanno più un padrone è una cosa… diventano un gruppo pericoloso, perché s’agguantano a chiunque gli promette qualcosa”. E ancora: “in un clima di mancata guida ognuno… sai com’è pericoloso quando ognuno va al pascolo per conto suo?”. Bergamo ci tiene particolarmente a differenziarsi dal collega: “parlane con lui della griglia che vuol fare lui, vediamo cosa vuol fare lui e quello che voglio fare io; vedrai che non siamo sulla stessa lunghezza d’onda”. I due non sono sulla stessa lunghezza d’onda, e il messaggio subliminale che Bergamo sta cercando di trasmettere a Moggi sembra piuttosto chiaro: state sbagliando a scegliere lui e non me. Ostenta disinteresse per giugno, insomma, il designatore Bergamo; e però non sembra disposto a farsi da parte docilmente: “mi sono lamentato”.

E poi, non c’è solo Pairetto tra gli obiettivi polemici di Bergamo; anche l’AIA di Tullio Lanese e del suo segretario Sciascia è vista come nemica; “devi dare pure un’altra martellata a Sciascia, a Lanese, eh, inventati qualcosa” è l’invito, piuttosto esplicito, della Fazi.

Mi sembra interessante svolgere qualche riflessione ancora sulla parte della conversazione dedicata espressamente alle griglie. Mi sembra evidente che la formula con cui Bergamo introduce il tema non allude a una discussione abituale; non dice alla Fazi “come facciamo di solito, abbiamo preso la griglia di domenica”, ma dice (parafrasi mia) “in questa circostanza in cui l’ho chiamato per provocarlo mi sono preparato a fare un po’ la puttana, e allora gli ho detto: prendiamo la griglia di domenica”.

Mi vorrei soffermare ancora sulla frase “parlane con lui della griglia che vuol fare lui, vediamo cosa vuol fare lui e quello che voglio fare io; vedrai che non siamo sulla stessa lunghezza d’onda”. Ma c’è un altro significato estremamente importante, legato alla tempistica di questa telefonata. Come detto, qualche ora prima Moggi aveva incontrato a Torino Pairetto; ma durante la notte Bergamo gli dice “parlane con lui della griglia che vuole fare lui… vedrai”. Insomma, ci sono solo due possibilità:

  1. Bergamo è a conoscenza dell’incontro Moggi - Pairetto di qualche ora prima, e sa che Moggi e Pairetto non hanno parlato delle griglie; dunque invita Moggi a farlo in un momento successivo; oppure
  2. Bergamo non è a conoscenza dell’incontro Moggi - Pairetto, e quindi non sa che i due hanno già parlato delle griglie, e per questo invita Moggi a farlo in un secondo momento.

Un’ultima considerazione va fatta a proposito di Rodomonti, che è l’arbitro di Juventus - Udinese, la partita di campionato che sarebbe stata “inficiata” dalla grigliata. Come sa chi conosce la telefonata, in realtà Moggi avrebbe inserito nella sua ipotesi di griglia Tombolini, mentre Rodomonti è una contro-proposta di Bergamo. Il solo fatto di essere menzionato in questa telefonata è costato all’arbitro un capo d’imputazione; è vero che è stato assolto (ovviamente) in tutti i gradi di giudizio, ma viviamo in un paese in cui già un avviso di garanzia è un marchio d’infamia, figurarsi un rinvio a giudizio.

Che senso ha, dunque, intercettare decine di migliaia di telefonate, e avere un quadro completo della situazione, se poi si giudica in modo frettoloso e approssimativo? Si sta giudicando di un’associazione a delinquere, e capire per bene quali sono i rapporti personali e lavorativi tra i vari protagonisti, le invidie, i rancori, le ostilità, le amicizie, non mi sembra che sia qualcosa di trascurabile. Altrimenti si producono sentenze che non rispecchiano la realtà, e si pretende pure che vengano rispettate.

Chiudo in maniera divertente, con un’altra telefonata tra Bergamo e la Fazi che avviene nella serata dello stesso 9 febbraio. Ancora una volta i due parlano di Moggi e degli incontri con lui in maniera piuttosto scanzonata. Come anticipato in precedenza, Bergamo ha finto di non sapere dell’incontro Moggi - Fazi del giorno prima. Scherzosamente chiama Moggi “fidanzato” della Fazi. Nel finale, la donna racconta di avere rifiutato sdegnosamente l’invito a pranzo di Moggi. Battutaccia di Bergamo: “Rischiavi anche di dover pagare il conto”. Due presunti sodali, parlano così del grande capo.

Dimenticate, occultate, ininfluenti. Nel mercato delle parole, le intercettazioni bis di calciopoli sono state tutto e niente. Le conversazioni di Facchetti e di Moratti (ma anche di dirigenti di altre squadre) «scoperte» dalla difesa di Moggi, sono state giudicate nei modi più svariati. La relazione Palazzi, il vorrei ma non posso del procuratore federale, fra dure censure e prescrizione, ha dato il suo contributo. Poi è stata la Fiorentina a cavalcare l' argomento individuando in Attilio Auricchio, la prima firma dell' istruttoria, il destinatario numero uno delle polemiche domande sulle telefonate «ignorate». Ricevendo la solidarietà naturale dalla Juve, ma anche dallo stesso Milan, se si leggono le parole di ieri di Galliani.

Sullo sfondo, questo pare di capire, l' idea che ci sia un peccato originale all' inizio di calciopoli, orientando prima il via dell' inchiesta e creando un' atmosfera colpevolista a senso unico, o meglio verso pochi colpevoli, tralasciando altre responsabilità. Un po' come quando nei giorni di tangentopoli, alcuni partiti colpiti dal ciclone alludevano a un' impunità del Pds (qui il Pds sarebbe l' Inter). Il tutto, quando siamo vicini, a un paio di curve dalla fine, del processo di Napoli, a sentenza entro ottobre.

Oggi il tenente colonnello dei Carabinieri è il capo di gabinetto della nuova giunta De Magistris a Napoli, di cui fa parte anche - come assessore alla sicurezza - uno dei pm di calciopoli, Giuseppe Narducci. Sarebbe infuriato per quanto sta succedendo e ne sta discutendo con i suoi avvocati. Il suo ruolo di grande inquisitore si ferma all' inizio di settembre 2006, il momento in cui fu rimosso.

Quando cominciano i viaggi a Napoli dell' allora commissario Guido Rossi e poi del procuratore Francesco Saverio Borrelli, in quel momento capo dell' Ufficio Indagini, Auricchio è già depotenziato: la fuga di notizie ha prodotto fra gli ufficiali un rinfacciarsi di responsabilità. Insomma, paradossalmente, l' inchiesta avrebbe vissuto una sorta di black out proprio nel momento della sua deflagrazione pubblica. Così sarebbe stato deciso un primo pit stop per analizzare le posizioni più gravi. Con l' impegno di approfondire dopo altre situazioni. Tanto che Borrelli, firmando i deferimenti, parlò di «plurimi filoni investigativi che sin da ora emergono e che vieppiù emergeranno nel prosieguo». Una profezia rimasta però lettera morta.

Il pm Narducci parlò delle intercettazioni bis nell' aprile 2010: «Le nuove intercettazioni non cambiano alcunché». E «se qualcuno le ritiene inopportune e disdicevoli sul piano morale dei comportamenti noi diciamo che ragioniamo sui reati e che se c' è in corso un' operazione di mistificazione che vuole cancellare i fatti di reato con altre finalità, la Procura sta qui a lavorare».

Proprio una precedente frase di Narducci sull' assenza di telefonate con dirigenti diversi da quelli imputati, il famoso «piaccia o non piaccia non ci sono chiamate di Moratti o di Sensi...», ispira però probabilmente un passaggio del documento della Fiorentina: «E' fondamentale sapere se i Pm Beatrice e Narducci fossero tenuti all' oscuro...». Insomma, o il giallo non c' è o se c' è è davvero complicato.

Schema delle intercettazioni di Calciopoli

21/09/2004 (conversazione tra Pairetto e Dondarini che arbitrerà Sampdoria-Juventus. La stessa sera è accertato che Pairetto andrà a cena a casa di Giraudo, presente Moggi)

Pairetto: «Pronto»Dondarini: «Gigi, sono Donda»Pairetto: «Ciao Donda, come stai? (...) Mi raccomando domenica che non ci salti tutto»Dondarini: «Mercoledì, domani»Pairetto: «Sì mercoledì ecco fai una bella partita, tu sai che lì... sai che son sempre...»Dondarini: «Eh, son particolari (...). Con cinquanta occhi bene aperti»Pairetto: «Eh, bravo per vedere anche quello che non c'è, a volte (...) non facciamo subito che si dica "Ah, bene, complimenti per le scelte» (Dondarini è appena stato designato arbitro internazionale, ndr).

23/09/2004 (conversazione tra Pairetto e Dondarini il giorno dopo la partita finita 3-0 per la Juve con un rigore contestato)

Dondarini: «Eh, bella battaglia hai visto?»Pairetto: «Minchia»Dondarini: «Ma questi della Sampdoria erano da fuori di testa (...) Guarda ti giuro se non c'erano i giocatori della Juve che mi aiutavano io non so come finiva (...). Poi sai ho dovuto dare quel rigore lì, guarda che è di un netto Gigi»Pairetto: «Sì, ma ci credo perché poi dalla vostra posizione» (...)Dondarini: «Certo, ma io ti dico, io ho cercato...

20/09/2004 (prima del Processo di Biscardi)

Moggi a Baldas: «Mi devi salvare Bertini, Dattilo e Trefoloni. Sul Milan puoi battere quanto ti pare».

26/09/2004 (Giraudo a Moggi sull'arbitro Dattilo che la settimana successiva dirige Juventus- Udinese)

«Se è un po' sveglio, gli dimezza l'Udinese».

23/08/2004 ore 9.37

Moggi: «Pronto»Giraudo: «Tutto bene?»Moggi: «Mica tanto»Giraudo: «Cosa è successo?»Moggi: «Hai visto che ci han cambiato l'arbitro? (...). È venuto Paul Green (in realtà Graham Poll, ndr), l'inglese»Giraudo: «Porco Giuda»Moggi: «I mortacci loro, io l'Atalanta (il nome per l'ex designatore Bergamo, ndr), cazzo, ora ora voglio sentì»Giraudo: «Che strana cosa, oh»Moggi: «Dieci giorni fa m'aveva detto quello (...). Gli inglesi sono tutti stronzi, mi informo un attimo poi ti dico»Giraudo: «Sì sì (...) Ti ha mica detto niente Raiola (manager, tra gli altri, di Ibrahimovic ndr) di com'è andata ieri?Moggi: «Ha fatto tre gol»Giraudo: «Lui (Ibrahimovic, ndr) è fatto così, ha vinto 6-2»Moggi: «Ha fatto tre gol, ha dato spettacolo, m'ha fatto parla' con il giocatore (...)»Giraudo: «(...) il giocatore eravamo rimasti d'accordo che finita la partita andava dall'allenatore e dalla società e diceva io adesso non gioco più, dovete vendermi. L'ha fatto o no questo?»Moggi: «Ah, ma questo non me l'ha detto (...)»Giraudo: «Ma che cazzo, io gl'ho detto: gioca male. No, deve giocare benissimo, bene! Gioca benissimo, così almeno adesso sarà un casino a venderlo, lo valuteranno (...) Gli diceva, io adesso questo torna domenica, io non gioco più (...) vendimi perché tu hai ancora 10 giorni per comprarti il mio sostituto, sappi che poi non gioco più.

23/08/2004 ore 11.38 (conversazione con interlocutore sconosciuto su Cannavaro)

Uomo: «Ooh!»Moggi: «Rigo!»Uomo: «Dimmi caro»Moggi: «Allora lo possiamo fare anche oggi: fai chiama' Ghelzi (in realtà è Ghelfi, vicepresidente dell'Inter ndr), gli dici che vuole anda' via»Uomo: «Come?»Moggi: «Fai chiamare Ghelzi ... come si chiama là, brindellone alto... il Presidente!»Uomo: «Facchetti»Moggi: «Facchetti. Fai chiamare Ghelzi e Ghelzi lo farà.

31/08/2004 ore 11.37

Moggi: «Pronto»U.: «Direttore»Moggi: «Sì, ciao Galea (...) Ti dò un consiglio: digli a Miccoli di fa' meno lo scemo, perché se no gli metto giudizio io (...).Pairetto: «Pronto»Moggi: «Gigi? Dove sei»Pairetto: «Siamo partiti»Moggi: «Oh, ma che c... di arbitro ci avete mandato?»Pairetto: «Oh, Fandel è uno dei primi...»Moggi: «Ho capito, ma il gol di Miccoli è valido»Pairetto: «No»Moggi: «Sì, come no? (...) Ma poi tutto l’andamento della partita ha fatto un casino a noi»Pairetto: «Gli assistenti non mi sono piaciuti molto, in assoluto, no, ma stavo pensando ad un altro, quello che aveva alzato era quello di Trezeguet che mi ricordo davanti»Moggi: «Quello è un altro discorso.

Moggi: «Pronto?»

Morena: «Signor Moggi buongiorno. Volevo comunicarle arbitro e assistenti per la partita di Champions League di domani sera»Moggi: «L’arbitro chi è, Cardoso? »Morena: «No, io vedo arbitro Poll Graham»Moggi: «Uhm»Moggi: «Di dov’è l’arbitro...»Morena: «È inglese» (...)Pairetto: «Pronto»Moggi: «Buongiorno»Pairetto: «Ohilà buongiorno»Moggi: «Oh, all’anima di Cardoso, eh?...»Pairetto: «Eh»Moggi: «Paul Green (in realtà è l’arbitro Graham Poll, ndr)»Pairetto: «Come?»Moggi: «Paul Green»Pairetto: «Allora è successo qualcosa all’ultimo momento, io ho Cardoso, è successo qualcosa...Moggi: «Pronto»Pairetto: «Ehilà, lo so che tu ti sei scordato di me, mentre io mi sono ricordato di te»Moggi: «Ma dai»Pairetto: «Eh, ho messo un grande arbitro per la partita di Amsterdam».

Uomo: «Casa Agnelli buongiorno»

Moggi: «Sono Moggi buongiorno. Avrei bisogno di Nalla»Nalla: «Ciao Luciano»Moggi: «Io avrei bisogno in tempi rapidi perché siccome dobbiamo fare...»Nalla: «Sì»Moggi: «Per un amico importante, di una Maserati»Nalla: «Sì»Moggi: «Quattroporte»Nalla: «Quattroporte?»Moggi: «Sì.

Enzo: «Pronto?»

Pairetto: «Enzo?»Enzo: «Ciao Gigi»Pairetto: «Ascolta volevo dirti la macchina ce l’ho già praticamente»Enzo: «Quale?»Pairetto: «Quindi quando vogliamo andare poi a prenderla c’è a disposizione praticamente la Maserati»Enzo: «Ma dai»Pairetto: «Sì quindi»Enzo: «Madonna»Pairetto: «Adesso quando rientro domani chiamo direttamente la Casa Reale».

Mazzini: «Perché questo cogl... (riferito a Carraro, ndr), ricordati che lui crede, che anche se passa così come vuole normalmente, di vincere lui. Invece devi metterglielo nel c... Ricordatelo».

Moggi:«Ooh se ti dico lasciamici parlare, poi domani io ho l’appuntamento»Mazzini: «Va bene» (...)Mazzini. «Venerdì vado a fare gli arbitri»Moggi: «Venerdì vengo anch’io»Mazzini: «Gliel’ho detto ad Anto’ e mi ha detto che non viene»Moggi: «Lascia sta’, quello è un ambiente un po’ ibrido, meno uno ci si confonde e meglio è, e vale neppure la pena di starci alla lontana: io uno ci faccio partecipa’, o partecipo io o ci mando Alessio».

Alessandro Moggi: «...io l’altro giorno, tu prendila come informazione, poi, io non lo so, mi sono rivisto con Preziosi (ex presidente del Genoa, ndr), come sempre capita»

Luciano Moggi: «Uhm»A. Moggi: «Mi ha incominciato a fare tutto un discorso, il calcio come cambia, bisogna stare attenti di qua, di là, Carraro, Galliani, poi mi fa, non vi fidate di Montezemolo. Dico perché? Perché io ho sentito una conversazione alla Juve, vogliono fare fuori tutti, rimane solo Giraudo»L. Moggi: «Sì, ma questa è una cazzata»A. Moggi: «Io te lo dico come cosa, siccome molte volte Preziosi è negli ambienti di questo genere qui, lui c’è dentro»L. Moggi: «Non c’è mai»A. Moggi: «Bé, pa’, io te lo dico perché, insomma...»L. Moggi: «È esattamente il contrario».A. Moggi: «Mi ha chiamato Morabito (procuratore, ndr), in particolare Vigorelli (procuratore, ndr), per sapere se volevi fa un cambio di prestiti per pia’ Liverani»L. Moggi: «No, no, ma perché ora lavorano per la Lazio?»A. Moggi: «Che ne so, mi ha detto così?»L. Moggi: «Porca miseria, da quando quello lì ha agganciato lì di sotto, mo ci voglio parla’ con quello, perché gli hanno dato Lopez e gli vogliono dare Marquez, a loro, eh?»A. Moggi: «Eh, lo so»L. Moggi: «Quindi è sicuro che sono riusciti a entrarci poco, perché lì non è che si possa anda’ granché, almeno che Cinquini (ex d.s. Lazio, ndr) non lavori ancora con la Lazio».

Biscardi: «Pronto?»

Moggi: «Vorrei il dottor Biscardi»Biscardi: «Sono io»Moggi: «Io sono Moggi Luciano»Biscardi: «Uehh... Lucia’»Moggi: «Allora ieri ho chiamato qui il nostro amico di Trieste...Baldas (ex designatore e commentatore delle moviole del «Processo», ndr). Gli ho fatto una bella cazziata, ma non ce l’era bisogno. Lui non ha colpa» (...)Moggi: «Ma se non viene poi un cambio non prendo più nessuno, ma perché dobbiamo ammazzare il campionato?»Biscardi: «No, tu non ammazzi un c..., magari l’ammazzavi l’anno scorso, mi dovresti da’ 40 milioni, hai fatto la scommessa con me e hai perso»Moggi: «Aldo, ma io... sei come un orologio già assicurato, che vuoi che ti dica?»Biscardi: «E dove sta?»Moggi: «E lo sai che quando te lo dico...»Biscardi: «E non lo so.

Moggi e Giraudo discutono con molti sottintesi di Reggina-Milan, penultima di campionato, con i rossoneri già campioni e i calabresi vincenti e salvi con un turno d'anticipo.

Giraudo: «Ho capito!Moggi: «Dice naturalmente non è che io possa pensare che c'è un illecito, è una baggianata, ma perché non si indaga su tutte le baggianate? Come dire per rafforzare la sua tesi difensiva no? E poi viene a rompere i coglioni a noi!

A. L. A. Moggi: «No, non è che me l'ha detto è che lo sento io (...) non è che lui si è preoccupato tutta la giornata di chiama' questo per scrivere il contratto, io poi pensavo che ce l'avessero già un contratto in realtà, invece è a tutto a voce».

L. Moggi: «Eh ma Pierpaolo è un po' c... eh! Non è mica tanto furbo, eh?»

Ti ricordi di Galliani che ti fece quel discorso? Lippi: «Accidenti. Ah senti ti devo dire una cosa. Oggi mi ha chiamato Carraro no? (...) Ieri sera quando te mihai telefonato e mi hai detto quella cosa lì. Lippi: «Sì, no, volevo dire che quando me l’hai detto ieri sera, io non ho capito benissimo quello che mi hai detto, poi mi hai detto tanto ci sentiamo domani. (...) Oggi poi mi ha chiamato Carraro no? (...) Era contento, mi ha fatto i complimenti, era tutto contento. Moggi: «Eh, ma perché le cose vanno bene Marcello, è qui che bisogna far andar le cose meglio, capisci? Lippi: «Eh, infatti, infatti. Moggi: «Domani vado a quella riunione e ci penso io...

Raiola: «(...) Dice, guarda, diglielo a Zlata (è il presidente dell’Ajax che si rivolge a Raiola) questo, può fare guerra quanto vuole (...) noi non lo mandiamo via, perché se lui vuole andare via o va alla Roma, che già offre di più... No no, ho detto, lui non va alla Roma, e la Juve anche lei arriva a 12 milioni, non c’è problema. (...) Lui ha tirato fuori un fax del Monaco che mi ha mandato adesso, del Monaco, io gli ho detto guarda che il Monaco non ha neanche i soldi per accendere la luce nello stadio.

Report: la verità su Calciopoli e il regalo dello scudetto all'Inter, colpevole ma prescritta.

NAPOLI, 16 marzo 2010 - Sorteggi pilotati, pressioni su organismi federali, intercettazioni: il pm Giuseppe Narducci ha concluso l’esame del tenente colonnello Auricchio al processo per lo scandalo del calcio del 2006. Poi è toccato alle difese prendere la parola per iniziare a scardinare l’impalcatura dell’accusa. Auricchio ha raccontato ai giudici della Nona sezione del Tribunale di Napoli come ha operato lui e i suoi uomini, oggi, e martedì i difensori dovranno trovare i “buchi” di questa inchiesta. “Noi non abbiamo fatto indagini sul fatto se c'è o non c'è un rigore, la nostra non è un'indagine da bar dello sport”, ha detto Auricchio replicando ad alcuni difensori che gli domandavano se fosse a conoscenza di errori arbitrali in determinate partite finite al centro del'inchiesta. A chiusura dell'udienza Pairetto, Moggi, e il giornalista Ignazio Scardina hanno chiesto di rendere dichiarazioni spontanee. L'ex designatore ha ricordato che l'arbitro Paparesta, protagonista di clamorose sviste a svantaggio dei bianconeri durante un Reggina-Juve, la domenica successiva arbitrò in serie B e la settimana successiva il suo nome era già inserito nelle griglie dei direttori di gara di serie A. Al contrario Racalbuto, che avrebbe favorito la Juve nella partita di Roma contro i giallorossi, “fu sospeso - ha ricordato Pairetto - per due mesi e mezzo. “Chi ha danneggiato la Juve è tornato subito ad arbitrare chi l'ha favorita viene sospeso per due mesi e mezzo”, ha sottolineato per confutare l'accusa dell'esistenza del presunto “sistema” a vantaggio della Juve. Anche Moggi ha fatto lo stesso rilievo sulla diversità di trattamento nei confronti di Racalbuto e Paparesta. “Il calcio si attenziona a 360 gradi, non si attenziona una persona, una società”. Ha ricordato i campionati vinti da Roma e Lazio: “Abbiamo perso il campionato per un acquazzone, arbitrava Collina”, ha detto l'ex dg bianconero accennando alla vicenda dell'incontro tra Collina e Galliani che sarebbe dovuto avvenire nel ristorante di Meani entrando dal retro per non farsi riconoscere. E Collina “era l'arbitro di Milan-Juve la partita decisiva del campionato”. Ma quella partita la vinse la Juve, ha obiettato l'avvocato dell'ex dirigente rossonero Meani, Edda Gandossi.

Il tribunale di Napoli dove si svolge il processo Calciopoli

tags: #calciopoli #2006 #gazzetta #auricchio

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