Siamo poco consapevoli della qualità dell’acqua che beviamo e, nel dubbio, molti preferiscono acquistare quella confezionata piuttosto che bere quella di rubinetto. In Italia il consumo annuale di acqua in bottiglia negli ultimi anni è stimato in circa 250 litri a persona, quasi 3 volte la media europea, secondo il rapporto “Libro Bianco 2025 - Valore Acqua per l’Italia” a cura di The European House - Ambrosetti. Si tratta di un primato che ci porta in cima alla classifica dei Paesi UE e che è un punto debole per la sostenibilità - non solo ambientale - del nostro Paese.
Non è soltanto la preferenza per l’acqua frizzante a spiegare questo comportamento, dato che solo il 30% circa degli acquirenti sceglie le bollicine. Molto più spesso l’acqua del rubinetto non piace o c’è sfiducia nella sua sicurezza, nonostante le analisi dell’Istituto superiore di sanità indichino che la qualità dell’acqua potabile in Italia è elevata in tutte le Regioni. Eppure, una famiglia su 3 non si fida pienamente dei controlli su ciò che scorre in acquedotti e tubature. La sfiducia è minore nel Nord-est (18,4%) e più diffusa al Sud e nelle isole: stando agli ultimi aggiornamenti ISTAT, si arriva al 50% in Sicilia, al 48% in Sardegna e al 40% in Calabria. Curiosamente, le preoccupazioni più diffuse non sono tanto per eventuali sostanze tossiche, ma per il calcare, che molti ritengono che possa “rovinare” i reni.
Il timore del calcare: tra mito e realtà
Il calcare, il cui nome scientifico è carbonato di calcio, è tra i composti più impopolari quando si parla di acqua del rubinetto. Molti pensano che favorisca la formazione di calcoli renali o che possa depositarsi negli organi come accade nelle tubature. La paura riguarda soprattutto le acque con un elevato residuo fisso, cioè con un alto contenuto di minerali disciolti al suo interno. Si tratta principalmente di sali di calcio e magnesio, che altro non sono che il lascito delle rocce porose con cui le acque vengono a contatto nel corso del lungo viaggio sotterraneo che le fa arrivare fino a noi.
L’acqua potabile può essere considerata calcica quando contiene più di 150 mg/l di calcio (D. Lgs. 176/2011). Fatta tale premessa, per capire se le acque ricche di calcio facciano bene o meno alla salute occorre conoscere le quantità di questo minerale consigliate quotidianamente dalle autorità sanitarie. L’acqua ad uso domestico opportunamente purificato, quindi, rappresenta una valida fonte minerale da integrare nell’alimentazione.
Ma c’è di più: l’opinione secondo cui un’elevata concentrazione di calcio nell’acqua favorisca l’insorgenza dei calcoli renali è da considerare falsa. La grande maggioranza degli studi scientifici non ha infatti riscontrato alcuna correlazione tra la durezza dell’acqua (una misura della concentrazione di calcare) e la formazione di calcoli renali. “Il consiglio di utilizzare acque leggere o oligominerali al posto dell’acqua del rubinetto per evitare la calcolosi renale non è giustificato da evidenze scientifiche” ricordano gli esperti dell’Istituto superiore di sanità.
Sappiamo che è opportuno proteggere gli elettrodomestici, come la caldaia e la lavatrice, dal deposito di queste sostanze. Ma il nostro corpo è un “macchinario” del tutto diverso, nel quale le concentrazioni di minerali presenti nell’acqua potabile di casa non provocano le temute “incrostazioni” o, appunto, i calcoli renali. Niente panico, questo non accade nel vostro corpo a 38°C!
Il calcare, il cui nome scientifico è carbonato di calcio, è tra i composti più impopolari quando si parla di acqua del rubinetto. La presenza di calcio nelle acque non è di per sé un difetto: è dovuta al contatto con rocce contenenti alte percentuali del minerale nel percorso tra la sorgente e l’utenza finale. La trasformazione non avviene a temperatura ambiente, ma per valori pari o superiori a 60°C, quindi per evaporazione o riscaldamento oltre la soglia indicata. I problemi relativi a eventuali depositi si evidenziano quando gli ioni Ca2+ e Mg2+ reagiscono con l’anidride carbonica all’interno del fluido.
Cosa fare per proteggere gli elettrodomestici:
- Utilizzare sistemi anticalcare che impediscono la formazione del calcare.
- Decalcificare regolarmente gli elettrodomestici con soluzioni naturali.
- Per i curiosi e gli smanettoni, per proteggere lo scaldabagno basta utilizzare ciotole o fiaschi in acciaio inox e applicare una pellicola riscaldante all'esterno.
L’argomento di punta dei venditori di addolcitori d’acqua è semplice: proteggere gli elettrodomestici (lavastoviglie, lavatrici), gli scaldabagni e le tubature dagli effetti dannosi del calcare. L'accumulo di calcare può verificarsi facilmente in apparecchi che riscaldano acqua, come bollitori, caldaie e scaldabagni, oltre che in tubature e superfici esposte a lungo termine all’acqua dura. Le incrostazioni di calcare possono ridurre l’efficienza energetica degli elettrodomestici. In bollitori e caldaie, il calcare agisce come uno strato isolante che aumenta i tempi di riscaldamento e il consumo energetico (Johnson et al., 2018). Il calcare accumulato nelle tubature può ridurre il flusso d’acqua e causare blocchi. Le macchie bianche lasciate dal calcare su piatti e posate possono risultare difficili da rimuovere, anche con detersivi specifici.
Tuttavia, è importante distinguere tra realtà e percezione per gestire meglio gli effetti del calcare e valutare le soluzioni più efficaci. Seppur il calcare non comporta alcuna problematica alla nostra salute, esso può rilevarsi un fastidioso inquilino delle nostre case.
Vale la pena ricordare, inoltre, la formazione di aloni e macchie tendenti al bianco (nonché la perdita di lucentezza) di lavelli in acciaio, pentole, rubinetteria e altri complementi metallici, causati da un eccesso di calcare. Date le conseguenze del problema, l’unico modo per far durare le attrezzature a uso domestico è la prevenzione, quindi intervenire prima dell’arrivo del fluido all’utenza.
A tale scopo, l’impiego di un addolcitore di ultima generazione riequilibra la concentrazione di calcio e magnesio, riducendo la formazione di calcare entro una soglia ragionevole. I dispositivi dell’azienda Tecpur sono eco-friendly e in linea con le più recenti tecnologie, poiché richiedono meno sale (ridotto fino al 50%) e limitano il dispendio energetico. Grazie all’aggiunta di resine contenenti moderate quantità di ioni di sodio (Na+), questi macchinari migliorano la qualità dei lavaggi, non rendono l’acqua acida, non corrodono le tubature né le parti metalliche.
Gli addolcitori tradizionali utilizzano sale per sostituire questi minerali con il sodio, che può rendere l’acqua acida e potenzialmente corrosivo per le installazioni. Il risultato? Gli elettrodomestici possono essere privi di calcare, ma subiscono gli effetti dell’acqua salata e acida che può danneggiare alcuni componenti metallici. È davvero preferibile all'acqua dura? Perché si può sempre decalcificare un elettrodomestico, ma non si può certo curarlo dal calcare.

Il calcare: un cambio di prospettiva sulla salute
Se assumere calcare non fa affatto male, una sua carenza può costituire un problema di salute. Al pari degli altri sali minerali che introduciamo quotidianamente con gli alimenti, anche quelli assunti con l’acqua del rubinetto sono essenziali affinché i processi fisiologici del corpo umano procedano correttamente. L’acqua e le sue componenti sono utili per lo sviluppo di organi e tessuti, per la regolazione dell’ambiente in cui avvengono gli scambi cellulari e dei cicli metabolici e molto altro. Il calcio in particolare è essenziale per la nostra salute, non solo delle ossa e dei denti, ma anche per quella cardiaca e nervosa. La sua assunzione andrebbe ridotta solamente se a prescriverlo è il medico (può accadere per esempio in caso di pazienti a cui è stato rimosso un rene). Lo stesso discorso vale per il magnesio, un elemento cruciale per molte funzioni, per esempio la sintesi proteica.
Il calcio è un minerale molto importante, necessario al corpo umano per lo svolgimento di alcune funzioni vitali. L’acqua può essere una fonte di calcio: assumere una precisa dose giornaliera può aiutare la formazione del tessuto osseo e l’attivazione degli enzimi che hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue. Le acque ricche di calcio hanno mediamente un residuo fisso che va dai 500 ai 1000 mg/l. Secondo il decreto legislativo 8 ottobre 2011, n. 176, le acque con tanto calcio sono consigliate per integrare una dieta completa ed equilibrata ma carente di questo minerale. Esse incrementano la quota di calcio che noi assorbiamo attraverso gli alimenti ed è fondamentale per avere delle ossa forti. Inoltre, le acque ricche di calcio sono consigliate per coloro in età avanzata che soffrono di osteoporosi, una patologia molto comune caratterizzata da una riduzione della densità minerale ossea che ne provoca l’indebolimento.
Senza la vitamina D, il calcio non viene assorbito dalle ossa. Tra le acque minerali ricche di calcio del Gruppo Sanpellegrino troviamo l'Acqua S.Pellegrino: con un contenuto in calcio pari a 162 mg/l, l'Acqua S.Pellegrino possiede una particolare composizione, acquisita durante il contatto con le rocce caratteristiche dell’acquifero. Ciò le conferisce una ricchezza ed un equilibrio in sali minerali che la rendono particolarmente gustosa e gradevole al palato.
Il calcio è assolutamente essenziale per il corretto funzionamento del nostro organismo: regola i muscoli, rafforza le ossa e contribuisce alla solidità dei denti. La buona notizia è che l'acqua dura può contribuire a questo fabbisogno tra 15 % e 30 %, a seconda della regione. Quindi, bere l'acqua del rubinetto, anche se ricca di calcare, non è solo sicuro, ma fa anche bene alla salute. per la vostra salute! Infatti, contrariamente a quanto si può sentire, il calcio contenuto nell'acqua non è peggiore di quello contenuto nei latticini o nelle verdure. Anzi, gli studi dimostrano che il calcio contenuto nei prodotti di origine vegetale (come gli spinaci, i broccoli o le mandorle) è spesso assorbito meglio di quello presente nei prodotti caseari.
Ricordate che questi ioni di calcio svolgono un ruolo fondamentale per la vostra salute. L’acqua dura, ovvero quella che contiene quantità particolarmente elevate di calcio e magnesio, è generalmente considerata sicura per la salute umana tuttavia può avere un sapore diverso rispetto all’acqua leggera e alcune persone potrebbero non apprezzarlo. E non solo: l’acqua dura può anche rendere i capelli secchi, opachi e difficili da gestire e alcune persone potrebbero avere bisogno di balsami o trattamenti specifici per mitigare tali effetti. In sintesi l’acqua dura in sé non è dannosa per la salute ma può causare alcuni disagi legati al gusto, alla pelle e ai capelli. Gli effetti sulla salute sono generalmente lievi e di natura soggettiva, relativi unicamente alle persone che hanno già delle patologie (soprattutto renali).
Se la paura è che i sali dell’acqua corrente siano in concentrazione troppo alta, va tenuto conto che i livelli sono monitorati e che, nel mondo occidentale, l’acqua potabile non è la principale fonte di elementi essenziali per gli esseri umani. Il loro apporto da tale fonte contribuisce infatti a una quota stimata tra l’1 e il 20% del fabbisogno totale, a seconda degli elementi. Anche per questo è davvero improbabile che una persona assuma in eccesso queste sostanze soltanto consumando acqua.
Il vero perché dei calcoli renali
I calcoli renali hanno poco a che fare con il calcare. I più comuni sono composti da ossalato o fosfato di calcio, altri da acido urico o struvite: sostanze chimicamente diverse dal carbonato di calcio. La loro formazione dipende soprattutto dalla predisposizione individuale o familiare, da condizioni mediche pregresse e dallo stile di vita. Uno dei principali fattori di rischio è la disidratazione: bere troppo poco, in particolare quando fa caldo, riduce l’efficienza dei reni e predispone ai calcoli. Questo indipendentemente dal fatto che si beva acqua di rubinetto o di bottiglia: il fattore chiave è il volume totale di liquido assunto nell’arco della giornata e non la “conta” esatta dei suoi minerali. Così come, d’altronde, la prevenzione per ridurre il rischio di numerose malattie passa per l’alimentazione nel suo complesso, e non è mai strettamente dipendente da singoli alimenti.

Acqua del rubinetto e in bottiglia: una scelta consapevole
Al di là dello “scoglio” del calcare, molti diffidano dall’acqua di rubinetto per ragioni generiche di purezza e sicurezza. Ma in realtà l’Italia vanta un’acqua corrente di ottima qualità: l’85% della nostra acqua potabile proviene da falde sotterranee, che sono naturalmente protette e incontaminate e richiedono trattamenti minimi. Inoltre, l’acqua potabile viene sottoposta regolarmente a controlli capillari e a eventuali processi di purificazione.
L’ultimo rapporto del Centro nazionale per la sicurezza delle acque (CeNSiA) dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato a luglio 2024, è basato sui risultati di oltre 2,5 milioni di analisi chimiche, chimico-fisiche e microbiologiche condotte tra il 2020 e il 2022. I risultati di tali campionamenti hanno mostrato che più del 99% dell’acqua di rete è conforme ai parametri sanitari. “Per quanto riguarda le limitate non conformità rilevate a livello nazionale, si tratta di alcune tracce episodiche e circostanziate a livello locale di contaminazioni microbiologiche (enterococchi, Escherichia coli) e indicatori di contaminazioni ambientali (coliformi), mentre in alcune limitate aree territoriali si rilevano elementi naturali come fluoro e arsenico, associate a gestioni idriche non efficienti di sistemi in economia, come è dichiarato nel documento.
I controlli, infatti, riguardano principalmente possibili contaminazioni microbiche o di sostanze tossiche note da tempo. Un problema più recente, e tutt’ora aperto, riguarda le microplastiche. Ormai si trovano ovunque, anche nel ciclo dell’acqua, e sono state rilevate sia nell’acqua in bottiglia sia in quella del rubinetto. Tuttavia i dati disponibili sono ancora limitati e sono pochi gli studi affidabili sull’esposizione. Quel che è certo è che l’uso massiccio di bottiglie e tappi di plastica non fa che aggravare il problema, dato che non sono sempre smaltite in maniera corretta. Una volta dispersa nell’ambiente, la plastica dà origine a questo insidioso inquinante, i cui effetti sulla salute, in via di esplorazione, potrebbero essere molteplici e importanti.
Spesso si è abituati a pensare che l’acqua sia qualcosa di banale e comune, in realtà è un elemento molto importante per il fabbisogno quotidiano del corpo umano. Le acque si distinguono tra di loro, a seconda delle sostanze che contengono; alcune hanno una buona quantità di calcio, altre ancora no. Per acquistare un’acqua che soddisfi pienamente le proprie esigenze, è importante imparare a leggere l’etichetta presente sulla bottiglia. Il primo valore da notare, è la quantità di sali minerali, ponendo la propria attenzione sul cosiddetto residuo fisso (RF) che solitamente varia da un minimo di 50mg/l a un massimo di 1500mg/l.
Spesso si sente dire che l’acqua minerale in bottiglia offre una migliore qualità di calcio rispetto all’acqua del rubinetto. Ma siamo chiari: questa affermazione è completamente falsa! Le differenze di qualità tra l’acqua imbottigliata e l’acqua dura del rubinetto sono, nella migliore delle ipotesi, semplici argomenti di marketing. In effetti, l’acqua del rubinetto può contenere una quantità di calcio pari o addirittura superiore a quella di alcune acque in bottiglia.
Prima di ricorrere alle bottiglie di plastica, ricordate che l’acqua del rubinetto non solo è sicura da bere, ma fa anche bene alla salute. economico e ecologico, Inoltre, contribuisce al fabbisogno giornaliero di calcio. Inoltre, con il passare del tempo una bottiglia di plastica rilascia sostanze chimiche nell'acqua, nonché microplastiche, che potrebbe comportare rischi per la salute.
Acqua del rubinetto vs. acqua in bottiglia
L’uso di un addolcitore è una delle opzioni principali per rendere piú “dolce” l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti. Per installare un addolcitore è necessario collegarlo alla linea principale dell’acqua in casa, assicurandosi ovviamente di seguire le istruzioni del produttore oppure - come noi caldamente consigliamo - di consultare un professionista per un’installazione corretta. Periodicamente si dovrà ricaricare il serbatoio del sale, assicurandosi che l’addolcitore funzioni correttamente.
In sintesi l’acqua dura in sé non è dannosa per la salute ma può causare alcuni disagi legati al gusto, alla pelle e ai capelli. Gli effetti sulla salute sono generalmente lievi e di natura soggettiva, relativi unicamente alle persone che hanno già delle patologie (soprattutto renali).
