L'ufficialità dell'arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus ha dato il via alla festa a Torino e in tante altre città italiane e alla corsa per accaparrarsi la maglia bianconera numero 7.
Non tutti però hanno accolto con piacere la notizia. E non parliamo dei tifosi interisti, milanisti o napoletani. Ma di alcuni dipendenti Fiat.
"Per Ronaldo 400 milioni... Agli operai solo calci nei....". E' quanto scritto su un manifesto affisso sul muro dello stabilimento Fca di Pomigliano d'Arco, in Campania, dagli esponenti dei Si Cobas e dai cinque ex operai della stessa fabbrica, licenziati nelle scorse settimane.
Secondo i manifestanti il fuoriclasse portoghese "sarà pagato con i soldi da destinare invece agli operai".
Dello stesso avviso i sindacati della stabilimento FCA a Melfi, in provincia di Potenza, che hanno indetto due giorni di sciopero, a partire da questa domenica.
I lavoratori Fiat sono sul piede di guerra.
Non si associano ai festeggiamenti dei tifosi della Juventus per l'arrivo in Italia del portoghese Cristiano Ronaldo gli operai degli stabilimenti di Melfi e Pomigliano.
"È immorale che Cristiano Ronaldo prenda più di 30 milioni all'anno. Mentre i lavoratori si suicidano perché non ce la fanno ad arrivare alla terza settimana e sono disperati".
A parlare è il delegato Usb dello stabilimento di Melfi Domenico Destradis: "Non abbiamo nulla contro il giocatore, contro il calcio in generale. Ma non è accettabile che in un momento di grande difficoltà del settore automobilistico, con una situazione di grande precarietà per tutti gli stabilimenti Fiat, che l'azienda spenda 31 milioni all'anno per una singola unità.
E così gli operai di Pomigliano e Melfi hanno annunciato uno sciopero: "È inaccettabile che mentre ai lavoratori di Fca e Cnhi l'azienda continui a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico la stessa decida di spendere centinaia di milioni di euro per l'acquisto di un calciatore", si legge in una nota diramata dall'usb di Melfi, a proposito dello stabilimento Fca (Fiat Chrysler Automobiles) della Basilicata.
Le condizioni precarie di lavoro si sono aggravate per gli operai di Melfi proprio la scorsa settimana, poco prima dell'annuncio dell'affare concluso tra la Juventus e il Real Madrid: nella fabbrica sono stati annunciati esuberi, perché tra poco cesserà la produzione del modello Punto, dismesso dopo 25 anni.
A rotazione quindi, per 1640 dei 5400 lavoratori dal 23 luglio si attiverà la solidarietà, con una riduzione media dello stipendio del 28%.
A Pomigliano le cose non vanno meglio: 4600 lavoratori dovrebbero andare in cassa integrazione perché non c'è al momento un modello in produzione.
"Quando una radio portoghese - ci racconta Destradis - ci ha chiesto perché non siamo contenti dell'acquisto del più importante calciatore del mondo, che magari potrà portare prestigio anche alla Fiat e quindi portare soldi, magari dalla pubblicità, e rilanciare il mercato, io ho risposto che invece di chiamare un'auto ‘Ronaldo', preferirei che una nuova macchina portasse il nome di tutti quegli operai che con la continuità della loro fatica, hanno portato sulle spalle l'azienda, permettendole di crescere, con una garanzia costante di guadagno. Ma nessuno lo dice questo. Anzi l'azienda continua a ignorarci e a non dialogare con noi. Come deve fare oggi un padre di famiglia con tre figli a carico a vivere dignitosamente?
Ora i lavoratori incroceranno le braccia, venerdì a Pomigliano, lunedì a Melfi.
"Un operaio ha un reddito netto annuo di 18.300 - ha detto il sindacalista - Ronaldo di 31 milioni netti. Sa quanti dipendenti ci vogliono per fare uno stipendio del giocatore? Per ironia della sorte circa 1690: cioè poco più della quota di esuberi annunciati".

La fake news, ripresa da molti quotidiani online nazionali, è stata creata ad arte per poi diffondersi velocemente rimbalzando sui profili social di supporter e hater, di paranoici e cospirazionisti.
Il farlocco non è l’azione che replica goffamente un’operazione di guerilla marketing della fine degli anni novanta, ma nei contenuti espressi nel “comunicato” presente sul manifesto: Cristiano Ronaldo sarà pagato con i soldi da destinare agli operai.
“400 milioni presi dalle tasche degli operai? No grazie. Cavalcando l’onda mediatica gli autori del gesto simbolico, da “avanguardia storica”, hanno pensato bene di diramare un comunicato di chiamata allo sciopero generale.
La situazione diventa addirittura rovente per un famoso giornale sportivo italiano.
L’Unione Sindacale di Base indice uno sciopero negli stabilimenti di Melfi dalle ore 22.00 di domenica 15 Luglio fino alle ore 06.00 di martedì 17 Luglio 2018.
Ovviamente si è trattato di un’operazione isolata, non c’è stato nessuno sciopero, nessuna protesta fuori gli stabilimenti di Melfi nei giorni successivi alla firma del contratto calcistico del secolo.
“Nessun dipendente dello stabilimento di Pomigliano e del Centro logistico di Nola ha stamattina scioperato nell’ambito delle iniziative di protesta promosse nei giorni scorsi in tema calcistico davanti all’impianto campano.
“I lavoratori di Melfi meritano rispetto. È incredibile che in una fase così delicata del gruppo FCA, a partire dello stabilimento di Melfi, qualcuno proclami lo sciopero su di una vicenda che nulla ha a che fare con il lavoro e con i lavoratori.
Mentre alcuni lavorano quotidianamente affinché si possano costruire le basi per il futuro industriale dello stabilimento di Melfi, alla luce del nuovo piano industriale presentato dall’A.D. Marchionne il 1 giugno 2018, altri - sedicenti sindacati - per mera pubblicità giochino sulla pelle e sul futuro dei lavoratori.
No, CR7 non sarà pagato con i soldi della Fiat come si vocifera nei bar “digitali” di questo anno domini… Siamo nel 2018, innanzitutto oggi parliamo di FCA, la Fiat a cui tutti si riferiscono non esiste più da anni, ma, il punto centrale di tutto questa storia è che il brand automobilistico non c’entra nulla con l’acquisto di Ronaldo.
La Fiat, come si dice online, non ha sborsato un centesimo, neanche a livello di sponsorship è stato mai definito nulla, ma proprio nulla.
«Cristiano Ronaldo, e chi se ne frega. Mirafiori patisce da tempo una crisi infinita, e il cambio turno si esaurisce in pochi minuti. Gruppetti di persone hanno sostituito il fiume umano che intasava queste porte.

Non mancano gli operai che credono nell’operazione. «Un ottimo investimento per la Juventus. Se sarà un buon affare anche per la Fiat? Analisi articolata, la sua: «Sono un tifoso della Juventus, ma sopratutto sono un tifoso del mio lavoro: Vettel, il pilota della Ferrari in F1 non è carismatico e guadagna una cifra astronomica, ma sicuramente non incide sulla vendita di Alfa, Maserati.
Ronaldo può fare questo, lui è la nostra pubblicità per l’Asia, gli Stati Uniti, i mercati che vogliono comprare italiano.
La sintesi la fa il suo collega Alberto, mentre raggiunge trafelato il tornello: «Sono padroni, quelli sanno fare i soldi. Magari arriva qualcosa anche a noi».
Non mancano i sovranisti del calcio, che dell’etica e del piano industriale poco si interessano: «Io preferirei far giocare i nostri ragazzi.
Gli arrabbiati in ogni caso ci sono. Giorgio: «Quarantuno anni di contributi e devo ancora lavorare.
Per Ugo Bolognesi della Fiom: «Lo scandalo è dato dal continuo utilizzo di ammortizzatori sociali da parte delle Fiat per ovviare alla mancanza di piani industriali, promessi fin dal referendum del 2011.
La Juventus e l’Adidas contano di mettere in vendita circa 3 milioni di magliette bianconere nei prossimi due anni, la maggior parte delle quali porterà sulla schiena il numero 7: negli store di Milano e Torino il ritmo di vendita è di una maglietta ogni minuto, 480 divise ufficiali al giorno per singolo negozio, senza considerare quelle vendute online.
Le stime sono da capogiro: nei prossimi anni l’obiettivo dei bianconeri è aumentare i ricavi di 100-120 milioni all’anno dal prossimo bilancio, il primo con l’effetto Ronaldo al suo interno.
Non è la classica “guerra tra poveri”, bensì all’opposto lo scontro storico tra ultra-ricchi e ceti popolari.

Potremmo definire così lo sciopero indetto dalle 22.00 di ieri sera fino alle ore 6.00 di stamattina dall’Unione sindacale di base allo stabilimento Fiat Chrysler di Melfi per protestare - audite, audite - contro il super-ingaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus.
Secondo le prime stime rese note da un portavoce dell’azienda, le adesioni sarebbero state sostanzialmente nulle (0,3%), ovvero pari a soli 5 dipendenti su 1.700 del turno.
Cosa c’entra l’attaccante portoghese con i lavoratori della casa automobilistica italo-americana?
Sia il club bianconero che FCA sono di proprietà della famiglia Agnelli tramite la cassaforte Exor, che detiene il 64% del primo e il 30% della seconda.
FCA aveva promesso il riassorbimento di tutti i lavoratori entro la fine di quest’anno, ma a causa di un ritardo negli investimenti, l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto entro i prossimi 4 anni.
C’è un nesso tra lo stipendio da nababbo di CR7 e i bassi stipendi o la cassa integrazione per i lavoratori Fiat?
Nessuno.
Difficile credere che un sindacato, quali che siano le propri inclinazioni ideologiche, non riesca a comprendere che la Juventus di Andrea Agnelli non ha certo deciso di buttare dalla finestra 350 milioni di euro, a tanto ammonta il costo dell’operazione Cristiano Ronaldo nell’arco del quadriennio.
Volendo parlarci chiaramente, a Cristiano Ronaldo vengono pagati oltre 30 milioni netti all’anno perché li vale fino all’ultimo centesimo.
In pochissimi giorni, questi numeri stanno salendo vertiginosamente, segno che la scommessa di Giuseppe Marotta e il presidente Agnelli possa essere vinta, specie se si tiene conto che già dopo 24 ore dall’annuncio ufficiale del portoghese alla Juve, risultano essere state vendute oltre 500.000 maglie con il marchio CR7 bianconero e per un incasso lordo stimabile in 60 milioni di euro.
Tanto per rendere l’idea, l’intero canale del merchandising aveva chiuso la stagione scorsa con un fatturato di appena 18 milioni.
Capiamo adesso perché certi mega-stipendi, bollati superficialmente come “immorali”, trovino al contrario una giustificazione prettamente economica?
C’è un vizio atavico nella cultura italiana, ossia di pensare che chiunque percepisca redditi di gran lunga superiore alla media nazionale stia, in un certo senso, rubandoli a qualcun altro o non abbia fatto nulla per meritarsi una tale fortuna.
In fondo, 30 milioni e passa all’anno per “correre dietro a una palla” sarebbe una follia.
Se non fosse che questo alimenti un business, che finisce per portare benefici a tutti, anche ai lavoratori Fiat.
Per quest’anno, l’ad Sergio Marchionne stima in 1,9 milioni le Jeep vendute nel mondo, ma il suo obiettivo sarebbe di arrivare a 3,3 milioni entro il 2022.
Come riuscirci? Aldilà della possibile sponsorizzazione di Jeep o Ferrari in favore di CR7 e tutti gli annessi benefici per il fatturato di una delle due società, la protesta contro il nuovo acquisto della Juve da parte del sindacato Usb di Melfi appare insensata, tranne che non sia stata in sé una trovata geniale: sfruttare l’evento mediatico mondiale dell’anno per porre al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica il tema delle condizioni dei lavoratori Fiat.
E non stiamo certo dicendo che i lavoratori Fiat siano poco produttivi perché non abbiano voglia di lavorare, semplicemente che i livelli di produzione appaiano ancora inadeguati a giustificare quelli occupazionali.
I sindacati dovrebbero pretendere di intavolare con il management una seria discussione su come elevare i tassi di produttività e trasformarli in stipendi più sostanziosi e occupazione più stabile.
Il governo non è spettatore passivo in questo dibattito, perché se un’azienda decide di varare un piano di investimenti, ha diritto di conoscere quale sarebbe il quadro normativo e fiscale di medio e lungo termine.
Del resto, anni fa Marchionne decise di lasciare Confindustria, convinto come persino i modelli contrattuali e negoziali della confederazione degli industriali in Italia fosse un impedimento all’attuazione dei suoi piani aziendali.
L’affare Ronaldo non ha proprio niente a che vedere con i livelli stagnanti dei salari italiani, che riguardano un po’ tutti i comparti della nostra economia.
Semmai, esso dimostra come le retribuzioni siano sempre legate alla produttività, ovvero alla loro capacità di generare flussi di reddito in favore dell’impresa.
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