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La Banda della Magliana, un nome che evoca un'ombra lunga e misteriosa sulla storia criminale di Roma, continua a dominare le cronache e a ispirare leggende a 35 anni dalla sua presunta fine. La sua parabola criminale, intrisa di denaro, droga, intrighi politici e oscuri legami con il potere, sconfina ormai nel mito, alimentato da romanzi, film e serie televisive che ne hanno amplificato il fascino.

La Genesi di un Mito: Dalla Realtà alla Leggenda

Nonostante l'immaginario collettivo la dipinga come un'entità monolitica e onnipresente, la Banda della Magliana, nella sua forma iconica, è in gran parte un'invenzione letteraria. Il magistrato Giancarlo De Cataldo, ispirato dalle impressioni del processo che lo vide giudice, ha plasmato i caratteri degli imputati, dando vita ai personaggi indimenticabili de "il Dandi", "il Libanese" e "il Freddo" nel suo romanzo. Il successo di quest'opera ha poi aperto la strada al film di Michele Placido e alla serie TV di Stefano Sollima, trasformando la banda in un vero e proprio cult, con tanto di merchandising.

Questo "marketing virale" ha reso la leggenda della Banda un fenomeno trasversale, capace di affascinare studenti universitari e professionisti, attratti dal fascino del fuorilegge e da una nostalgia vintage per un'epoca di Baglioni, discodance, Alfette e Moto Guzzi, di brigatisti e democristiani.

Ciò che rende la Banda così affascinante è, in fondo, Roma stessa: un arcano incomprensibile dove miseria e nobiltà si fondono, e l'impossibile diventa ordinario. La città, con la sua geografia intricata e le sue connessioni inaspettate tra borgata e potere, tra Trastevere e Vaticano, tra il Ministero della Giustizia e i vicoli dove avvenivano delitti, è il vero protagonista di questa storia.

Un Arsenale Nascosto e Connessioni Inconfessabili

La geografia delle gesta della Banda si sovrappone alla mappa della metropoli, rivelando una rete di potere e influenza che si estendeva ben oltre le strade di Testaccio. Un esempio emblematico di questa commistione tra criminalità e potere è il nascondiglio del loro arsenale: i sotterranei del Ministero della Sanità. Da lì sono usciti mitra utilizzati per depistaggi da parte di agenti dei servizi segreti. Altrettanto emblematico è il Jackie'O, un night club dove cocaina e donne fatali servivano da esca per agganciare sottosegretari e avvocati.

Il potere della Banda si estendeva anche al di là della criminalità comune. Il "cassiere" Renato Nicoletti vantava ancora l'intimità con figure come Giulio Andreotti e Aldo Moro, testimoniando la facilità con cui la Banda accedeva ai vertici del potere: "Mi aveva dato libero accesso al palazzo del governo, entravo da dietro e l'aspettavo in ufficio", riferì Nicoletti riguardo ad Andreotti. L'intimità con Aldo Moro era descritta come quella di un "professore" affettuoso, incontrato più volte, anche a Palazzo Chigi.

Dal 1977 al 1990, la Banda è stata custode delle "scale invisibili" che conducevano dall'inferno al paradiso, utilizzando denaro, cocaina, ricatti e armi per aprirsi tutte le porte. Si sono infiltrati ovunque, diventando "ubiqui ai casi, onnipresenti agli affari tenebrosi": dalla strage di Bologna al Banco Ambrosiano, dai servizi deviati ai cardinali corrotti, dalla massoneria deviata al sequestro Moro e ai complotti per attentare alla vita di Giovanni Paolo II.

Mappa di Roma con evidenziate le zone legate alla Banda della Magliana

Dalla Borgata al Potere: La Nascita della Banda

La storia della Banda della Magliana affonda le radici nelle borgate romane, in un contesto di degrado e marginalità. Il quartiere Magliana, nato nel secondo dopoguerra, era un luogo dimenticato, densamente abitato, privo di servizi essenziali e caratterizzato da un paesaggio urbano difficile. In questo contesto, la criminalità romana, inizialmente focalizzata su truffe, riciclaggio e contrabbando di sigarette, subì una "scossa" dall'arrivo dei "marsigliesi".

Il clan dei "marsigliesi", guidato da Albert Bergamelli, Maffeo Bellicini e Jacques Berenguer, specializzato in sequestri di persona, spaccio di stupefacenti e gioco d'azzardo, prese il controllo criminale della città tra il 1975 e il 1976, portando la malavita romana a un "salto di qualità" senza precedenti. La loro novità fu lo spaccio di enormi quantitativi di droga, che fruttò ingenti somme di denaro.

Con l'arresto dei "marsigliesi" nel 1976, si aprì un vuoto di potere che qualcuno doveva colmare. Fu in questo scenario che Franco Giuseppucci, un panettiere di 30 anni con il gusto per le scommesse e i soldi facili, decise di creare un gruppo criminale guidato esclusivamente da romani per conquistare la città. La sua idea era quella di abbandonare il concetto di "batterie" (piccoli gruppi criminali) per creare una "banda", un'organizzazione più ampia e strutturata, basata su obiettivi comuni e aiuto reciproco.

L'idea di Giuseppucci non era nuova, anche Nicolino Selis, un criminale di origine sarda operante tra Acilia e Ostia, coltivava un progetto simile. L'aggregazione di questi gruppi portò alla formazione della Banda della Magliana, che iniziò la sua ascesa con il rapimento del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere nel 1977, un colpo che fruttò due miliardi di lire, investiti poi in droga.

Foto d'epoca del quartiere Magliana

La Banda della Magliana: un'Organizzazione "Holding Criminale"

La Banda della Magliana si trasformò rapidamente in una vera e propria "holding criminale", un'agenzia del crimine al soldo di chiunque fosse disposto a pagare. I loro affari spaziavano dal traffico di droga al riciclaggio di denaro, dai sequestri di persona ai legami con la politica, la Chiesa e i servizi segreti deviati. La loro influenza si estendeva ben oltre Roma, intrecciandosi con la mafia, la camorra e la 'ndrangheta.

L'ascesa della Banda fu segnata da una violenza spietata e da una strategia della tensione mirata a eliminare fisicamente chiunque si opponesse al loro potere. Franco Nicolini, detto "Franchino il criminale", capo delle scommesse clandestine di Tor di Valle, fu una delle prime vittime, ucciso nel 1978 da sette uomini della Banda.

La Banda della Magliana divenne un protagonista nel riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali, ma anche da fonti politiche e ecclesiastiche, con l'obiettivo di finanziare lo stragismo e arginare l'avanzata del comunismo. In questo scenario, la Banda si pose come soggetto intermedio tra le frange estreme della destra e della sinistra, i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) e le Brigate Rosse.

Un episodio emblematico di questa commistione di interessi fu la scoperta, nel 1981, dell'arsenale della Banda e dei NAR all'interno della sede del Ministero della Sanità. Da quell'arsenale provenivano i proiettili che uccisero il giornalista Mino Pecorelli, che aveva indagato sul caso Moro, un caso in cui si sospettava il coinvolgimento della Magliana.

Foto della Basilica di Sant'Apollinare

Il Mistero della Tomba Vaticana e il Caso Orlandi

Uno dei misteri più oscuri legati alla Banda della Magliana riguarda la sepoltura di Enrico De Pedis, detto "Renatino", uno dei capi dell'organizzazione, nella Basilica pontificia di Sant'Apollinare. Questa tomba, riservata solitamente a papi e grandi benefattori della Chiesa, alimentò sospetti e ipotesi, soprattutto in relazione alla sparizione di Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un funzionario vaticano, avvenuta nel giugno 1983.

Una telefonata anonima alla trasmissione "Chi l'ha visto?" nel 2012 riportò l'attenzione su quel sepolcro, suggerendo che la sepoltura di De Pedis fosse il risultato di un "favore" compiuto per conto del Vaticano. Secondo Sabrina Minardi, ex compagna di De Pedis diventata collaboratrice di giustizia, il favore consisterebbe nel rapimento e nell'eliminazione di Emanuela Orlandi su ordine di Paul Marcinkus, figura controversa legata allo IOR (l'Istituto per le Opere di Religione) e amico di Roberto Calvi. Nonostante l'apertura della tomba e la traslazione delle spoglie, nessun elemento concreto che colleghi direttamente la Banda della Magliana al caso Orlandi è emerso.

Declino e Eredità di un Mito Criminale

La parabola criminale della Banda della Magliana si concluse con una serie di omicidi, vendette e arresti che portarono alla sua disgregazione. I membri chiave finirono in carcere o furono uccisi, e il loro impero criminale implose su sé stesso. Antonio Mancini, "l'Accattone", è uno dei pochi sopravvissuti, ora pentito, che testimonia la fine amara di quell'epopea: "Sono stato miliardario ma il denaro l'ho sempre disprezzato. I soldi me li so' magnati tutti, adesso sono rovinato".

Nonostante la fine della loro attività criminale, la Banda della Magliana ha lasciato un'eredità indelebile nella storia di Roma e d'Italia. Il loro mito, alimentato dalla cultura popolare, continua a esercitare un fascino oscuro, ricordando un periodo di profonde trasformazioni sociali e politiche, in cui il confine tra legalità e illegalità si fece pericolosamente labile.

Copertina del libro

La Banda Della Magliana - Tutta La Storia Completa

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