Circolano tre nomi, ma la società nerazzurra non commenta per “questione di privacy”. Zingonia. La società nerazzurra non commenta per “questione di privacy” ma la voce si fa sempre più insistente: nella lunga lista di giocatori assenti in questo periodo ci sarebbero anche alcuni non vaccinati, che in ogni caso a norma di regolamento potrebbero giocare.
Nell’ultima partita di campionato terminata 0-0 contro l’Inter, l’elenco degli indisponibili contava ben sette pedine. Gli unici di certo out per infortunio erano Zapata e Gosens. Entrambi sono sulla via del recupero, ma dovrebbero tornare a disposizione di Gasperini solo dopo la sosta. Tra gli altri cinque iniziano a circolare delle voci.
Per due di loro ha parlato il mister a fine della scorsa partita, spiegando che “per la gara contro la Lazio (in programma sabato alle 20.45) Toloi e Maehle potrebbero rientrare”. L’allenatore ha poi aggiunto che “difficilmente ne recupererà altri” per la sfida dell’Olimpico. Vale a dire i tre rimasti: Malinovskyi, Ilicic e Hateboer.
Motivazioni delle assenze e regolamenti
Da Zingonia, come detto, bocche cucite sui motivi della loro assenza. Un silenzio che non esclude che i tre potrebbero anche non essersi sottoposti al vaccino (per l’ucraino ha però garantito la moglie sui social, rispondendo a un tifoso) e/o magari aver contratto il Covid. In ogni caso, il regolamento non vieta ai giocatori sprovvisti di super green pass di poter prendere parte a una partita.
Come ha fatto il portiere della Juve Szczesny nella Supercoppa Italiana contro l’Inter, che pur avendo fatto una sola dose di vaccino, ha potuto far parte della formazione (è stato in panchina ma avrebbe potuto giocare). Tutto questo grazie al tampone negativo che gli ha garantito il green pass base, come previsto per i lavoratori.
L’unica accortezza per lui è stata quella di dover raggiungere lo stadio da solo e non con il resto della squadra, come prevede la norma. Quindi, teoricamente, Malinovskyi, Ilicic e Hateboer, potrebbero raggiungere Roma da soli e scendere in campo contro la squadra di Sarri. Nessun nome dalla società, in rispetto della privacy.
Restano fuori Malinovskyi, Ilicic e Hateboer, che però potrebbero essere utilizzati anche senza super green pass. Nel caos di regolamenti e protocolli che mutano in continuazione, tra nuovi positivi, vaccinati e green pass non rafforzati, proviamo a fare un po’ di chiarezza. Partendo dall’unica certezza che abbiamo: contro l’Inter mancavano sette giocatori dell’Atalanta.
Di Zapata e Gosens, sappiamo già tutto: tornato da Siviglia il primo e dalla Germania il secondo, stanno ancora seguendo i loro programmi personalizzati per riprendersi il prima possibile rispettivamente dal guaio all’adduttore il primo e dallo strappo al bicipite femorale con successiva ricaduta il secondo. L’attaccante colombiano farà di tutto per esserci sabato all’Olimpico contro la Lazio (ore 20.45) e per rispondere alla chiamata della sua Nazionale, ma sarà davvero dura per entrambe. Per l’esterno tedesco invece l’appuntamento è rimandato già a dopo la sosta, quindi a febbraio. Sempre che non ci si metta di mezzo il mercato, visto che entrambi sono nel mirino del ricco Newcastle.

Situazione giocatori Atalanta: dettagli e possibili rientri
Il capitano verso il rientro. Tolti gli infortunati, alla conta ne rimangono cinque, due dei quali sono finiti nel commento post-Inter di mister Gasperini: “Per la partita contro la Lazio potrebbero rientrare Toloi e Maehle”. Il capitano, già assente nella gara di Coppa Italia contro il Venezia, era in effetti il primo indiziato a essere quel membro del gruppo squadra risultato positivo al tampone del 10 gennaio.
In un primo momento infatti si pensava fosse Djimsiti, dato che il difensore azzurro era un assente giustificato per via delle due giornate di squalifica, ma anche qui mister Gasp aveva fatto chiarezza: “solo” tonsillite per l’albanese, “Malinovskyi e Ilicic torneranno”, aveva poi aggiunto. Senza nominare Toloi, e da qui la conclusione che potesse essere lui il positivo misterioso. Che in effetti, a dodici giorni dal tampone, contro la Lazio potrebbe essersi negativizzato. Discorso simile per Maehle, poiché del danese si è iniziato a parlare di un acciacco imprecisato già tra giovedì 13 e venerdì 14: ergo, positivo o infortunato che sia, ci sarebbero i tempi per recuperarlo per la trasferta nella Capitale, proprio come svelato dal tecnico nerazzurro.
Chi resta fuori. “Difficilmente recupereremo altri giocatori”, ha poi rivelato il mister domenica sera. E questi altri, per esclusione, sono Malinovskyi, Ilicic e Hateboer. I primi due, squalificati in Coppa, non sono però più rientrati nella distinta pre Inter, così come l’ala olandese. Ora, il problema non può e non deve ricondursi all’eventuale mancanza del super green pass perché, per regolamento, ciò non vieta ai giocatori di prendere parte alle gare.
Gestione dei giocatori non vaccinati nel calcio
Viaggio e hotel separati. Prendiamo il caso che ha fatto scuola del portiere della Juve Szczesny: pur avendo appena fatto solamente la prima dose di vaccino (per il green pass rafforzato bisogna attendere una quindicina di giorni), in base al protocollo sportivo l’estremo difensore bianconero ha potuto raggiungere lo Stadium e sedere in panchina (e quindi, volendo, avrebbe potuto anche essere schierato) grazie al tampone negativo che gli ha garantito il green pass base come previsto per i lavoratori.
Fuori per altre ragioni. Il problema quindi, per i tre sopra, è un altro. E qui si aprono le porte a diverse possibilità: hanno contratto successivamente il Covid (fatto probabile di questi tempi)? C’entra il mercato di gennaio (si vocifera che Hateboer voglia cambiare aria)? Sono incappati in diversi acciacchi? Hanno problemi personali di tutt’altra natura? Ragioni riservate, come è giusto che sia. E proprio per proteggere la privacy degli interessati la società non fornisce dettagli in merito a nomi, numeri di positivi o motivazioni.

Servirebbe una legge ad hoc per l'obbligo vaccinale per i giocatori di Serie A e al momento questa strada non sembra essere stata presa in considerazione. Il vaccino però sarà fortemente caldeggiato, considerando che al momento, chi non ha ricevuto nemmeno una dose, può giocare ma non può né viaggiare né pernottare negli alberghi oltre che negli spogliatoi. Sono circa 25 i giocatori in Serie A che ancora non si sono vaccinati e che rappresentano un problema per le varie società dopo gli ultimi regolamenti nazionali per le norme anti-Covid. A riportarlo è Il Corriere della Sera.
Il club di Percassi ha diviso tra vaccinati e non in vista della trasferta di Roma con la Lazio, sul piano del viaggio e dell'alloggio. La gestione della pandemia di Covid-19 sul piano calcistico non riguarda solo la capienza degli stadi, ma anche la possibile presenza nelle squadre di giocatori non vaccinati. Un'eventualità che porta a determinati provvedimenti, come per qualsiasi lavoratore. Un esempio di come gestire questa situazione lo dà l'Atalanta, impegnata nel fine settimana a Roma contro la Lazio. Secondo quanto riporta 'L'Eco di Bergamo', la società nerazzurra ha di fatto organizzato un doppio viaggio in vista del match contro la squadra di Maurizio Sarri. I giocatori sprovvisti di Super Green Pass andranno a Roma con un mezzo destinato solo a loro.
Serie A e Covid, la partita più difficile: 50 i calciatori contagiati
L'impatto del Covid-19 e la vaccinazione nello sport
Lo sport, prima da calciatore e poi da allenatore, Michele Marcolini lo ha sempre vissuto da protagonista. E da professionista, sempre tra Serie A, B e C. Con un punto di contatto: Bergamo. Da “motorino instancabile” del centrocampo dell’Atalanta a metà anni Duemila, quindi nella veste di tecnico dell’AlbinoLeffe, richiamato la scorsa estate dopo una parentesi già positiva tre campionati fa. E con un punto di separazione negli ultimi due anni, per lui e per tutto lo sport: il Covid. Con le cicatrici lasciate dal blocco del primo lockdown. E dalle enormi difficoltà della prima ripartenza, il campionato scorso. Per situazioni davvero insolite da dover gestire, per far convivere la prosecuzione dell’attività sportiva ai colpi... in scivolata del virus. Che nella stagione in corso, per quanto riguarda lo sport e in più generale nella vita di tutti i giorni, come sottolinea Marcolini ha trovato invece una... “barriera” in più come quella della vaccinazione.
Marcolini, il suo momento più difficile vissuto durante la pandemia? “Sicuramente il primo lockdown è stato un contraccolpo non indifferente, anche per tutte le grandi incertezze e paure di quel periodo per la salute nostra e dei nostri cari, in particolare per le persone più anziane e fragili. Ma nella mia esperienza personale ho vissuto forse in modo ancora più pesante l’inverno scorso, quando da sportivo e da allenatore ci si è imbattuti in una situazione senza precedenti, e davvero complicata e surreale. Ero stato chiamato ad allenare il Novara a inizio novembre 2020, quando la situazione del Covid stava tornando a peggiorare. Tutta la mia esperienza in Piemonte è stata in zona rossa. Anche in squadra ci sono stati via via alcuni casi positivi, fortunatamente senza serie ripercussioni sulla salute, che ci hanno spesso costretto a vivere nella cosiddetta “bolla” come gruppo squadra. Sono state settimane davvero complesse, difficoltà che in questo campionato sono diventate solamente un ricordo, grazie in particolare alla campagna di vaccinazione (in Serie C, fra atleti e staff delle prime squadre, il dato di soggetti vaccinati diramato dalla Lega Pro è del 98% ndr)”.
Una stagione sportiva, quella attuale, finora decisamente più tranquilla. Quali le difficoltà di prima e quelle comunque di adesso? “La mente era sempre indirizzata al Covid, si navigava a vista anche per preparare le partite. In quelle settimane al Novara, come da protocollo dal momento che si verificava un caso positivo tutto il gruppo squadra era chiamato a svolgere i test praticamente ogni 48 ore, e non solamente più quello di prassi alla vigilia della gara (nella nuova stagione il test “pre-partita” è rimasto obbligatorio solo per i soggetti non vaccinati/non guariti, ndr). C’era più preoccupazione per la salute, chiaramente. Oltre alle cose da pensare a livello professionale c’era ovviamente l’aspetto umano, ma la gestione sportiva è stata dura. Si viveva sempre sospesi in una cappa di incertezza e attesa. Fino all’ultimo non si sapeva con certezza i giocatori da poter convocare. Ed erano accaduti anche tanti rinvii alle soglie della gara, con enormi complicazioni soprattutto per le trasferte. Nella stagione in corso, quella che mi ha visto con grande gioia anche tornare nuovamente a Bergamo e da allenatore all’AlbinoLeffe, è stato tutto molto più tranquillo. Non solo per quanto riguarda noi, come AlbinoLeffe, ma in generale anche per il campionato di Serie C. Perché il numero casi dell’estate si erano abbassati, e anche perché nella nostra situazione tutta la squadra si era vaccinata. Si è comunque continuato a seguire con attenzione e scrupolo tutti i protocolli e le regole di prevenzione. Non si può davvero più tornare indietro, per questo ritengo che vaccinarsi sia un aspetto molto importante”.
Lei ha scelto di vaccinarsi con convinzione? “Credo che i dubbi siano umani. Ma sono altrettanto fermamente convinto che serva affidarsi alle autorità scientifiche e fidarsi di chi prende decisioni. Quando soprattutto i dati parlano in modo inequivocabile di una notevole riduzione di ricoveri negli ospedali e di morti dal momento che la campagna vaccinale è entrata nel vivo. Personalmente quando avevo preso la decisione di vaccinarmi ero sereno, in famiglia siamo tutti vaccinati, io, che farò presto anche la terza dose, mia moglie e i miei figli di 20 e 16 anni. Certo, quando da genitori si tratta di prendere la decisione verso i propri figli, quindi verso i minorenni, qualche problema grosso te lo poni, ti senti una responsabilità addosso incredibile anche se gli effetti collaterali sono rari. Però se ragionassimo tutti così, non lo farebbe nessuno e arriva il virus a crearci i problemi in un altro modo. E’ giusto pensare al proprio bene ma anche a quello della collettività”.
Quanto siamo vicini a tornare alla normalità… o a una nuova normalità? “Questa, vista chiaramente da non scienziato, sembra una epidemia che nessuno conosce a fondo, nonostante tante informazioni siano state acquisite dalla ricerca scientifica mentre altre conoscenze sono in divenire. Intanto il vaccino ha permesso di far rallentare la gravità della pandemia, gettando le basi per poter tornare il più presto possibile ad una vita quasi normale. Che è già una cosa fantastica”.
Quanto l’ha segnata il periodo del Covid? “In particolare durante il primo lockdown, forse tutti ci siamo sentiti fragili. Il blocco mi ha tolto, ci ha tolto tante cose. La socialità, la quotidianità che oramai tutto il mondo dava per scontata. Personalmente avevo cercato di vivermela al meglio possibile provando a godermi a pieno quelle cose, la famiglia su tutto, che gli impegni lavorativi spesso rendono difficile fare. Eravamo nella nostra casa di Verona con mia moglie e i miei figli Roberta di 20 anni e Diego di 16. Tra le mille cose negative, sotto un certo punto di vista il Covid ti ha dato qualcosa da riflettere, come ad esempio dare un peso diverso alle cose. Ci ha fatto comprendere che quando abbiamo delle cose belle, dobbiamo tenercele strette. E che dobbiamo viverle nel modo giusto, con consapevolezza, ma anche con grande soddisfazione e gioia. Sicuramente per i giovani è stato un periodo davvero tosto e dobbiamo assolutamente evitare un’altra possibilità che venga bloccato tutto. Per noi adulti sarebbe un’altra dura prova ma per i ragazzi sarebbe un ulteriore schiaffo a cui è difficile reagire. Loro hanno bisogno di vivere le esperienze che solo uscendo e vivendo sul serio si possono fare. Togliere ai giovani la possibilità di socializzare e fare esperienze nel mondo, di vivere le persone, è togliere una parte importante della loro crescita, tutti aspetti che il lockdown aveva chiaramente fermato”.


tags: #atalanta #non #vaccinati