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La stagione 1998-1999 fu un periodo di profondi cambiamenti per la società granata, con l'obiettivo primario di riscattare il mancato traguardo della promozione raggiunto l'anno precedente. La società decise di apportare una vera e propria rivoluzione nell'organico della squadra, nel tentativo di raggiungere la Serie A.

Sul fronte dei portieri, il ritorno di Armando Pantanelli dal prestito alla Fidelis Andria comportò la cessione del portiere Gianluca Berti al Ravenna. La difesa venne rinforzata con l'ingaggio di giovani talenti come Alessandro Parisi e Jero Shakpoke, mentre vennero confermati i promettenti Danilo Zini e Giovanni Orfei. Tra le cessioni di giocatori esperti, lasciarono la squadra Filippo Galli, Gabriele Grossi e Giordano Caini.

Il centrocampo vide l'arrivo di giocatori di esperienza come Roberto Cappellacci, proveniente dalla Fidelis Andria, ed Edvard Lasota, dal prestigioso Slavia Praga. Questi innesti andarono a compensare le importanti partenze di Pietro Parente, trasferitosi al Torino, e Antonio Marasco, accasatosi al Verona.

Anche il reparto offensivo subì una trasformazione radicale. Dopo la cessione del russo Igor Simutenkov al Bologna e del capocannoniere della stagione precedente, Giacomo Banchelli, all'Atalanta, la società puntò sull'esperienza di Maurizio Neri, acquistato dal Brescia, e di Stefano Guidoni, proveniente dal Perugia. Il reparto fu completato con gli acquisti di Mario Lemme e Dario Morello.

Grafico delle posizioni in classifica della Reggiana nella stagione 1998-1999

Nonostante le ambizioni, l'inizio del campionato fu deludente. Le prime due partite contro Ternana e Cremonese, entrambe neopromosse, si conclusero con dei pareggi che alimentarono il malcontento dei tifosi. Tuttavia, alla terza giornata, la Reggiana riuscì ad espugnare il Bentegodi per la quarta volta consecutiva, infliggendo un pesante 5-2 al Verona, squadra che si sarebbe poi rivelata vincitrice del campionato. Protagonista assoluto di quella partita fu Stefano Guidoni, autore di una tripletta.

Questa vittoria sembrò confermare la validità della rosa, ma le difficoltà riemersero già dalla giornata successiva. Le sconfitte contro Napoli e Pescara, seguite da una vittoria casalinga contro il Lecce, si rivelarono un episodio isolato. Le successive quattro partite portarono solo due pareggi interni contro Monza e Chievo, oltre a una pesante sconfitta per 3-0 contro la Reggina.

Nel tentativo di invertire la rotta, la società operò ulteriori cambiamenti. Un prestito incrociato con il Perugia vide Pantanelli trasferirsi in Umbria e Angelo Pagotto giungere a Reggio Emilia. Il centrocampo si arricchì con gli arrivi di Georgi Nemsadze, Angelo Carbone, Riccardo Maspero e del giovane Riccardo Allegretti. In attacco, dopo la cessione di Stefano Guidoni al Verona e di Mario Lemme al Monza, arrivarono Massimo Margiotta, che divenne il miglior marcatore granata con 10 reti, Pierpaolo Bresciani e l'ex capocannoniere di Serie A, Igor Protti.

I continui cambiamenti nella rosa impedirono ai giocatori di trovare un valido affiatamento e agli allenatori di definire le tattiche più efficaci. Questo contribuì in modo determinante ad aumentare le difficoltà della squadra, nonostante la presenza di diversi calciatori di buon livello.

L'inizio del girone di ritorno presentò due sfide cruciali per la salvezza contro Ternana e Cremonese, ma la Reggiana non andò oltre due pareggi. Il 2-2 di Cremona fu particolarmente acceso, con l'arbitro oggetto di forti contestazioni da parte dei tifosi di casa.

Di fronte alla mancata ripresa, la società decise di esonerare Perotti e richiamare Franco Varrella dopo la sconfitta casalinga per 0-2 contro il Pescara alla 24ª giornata. La seconda esperienza di Varrella iniziò con una vittoria per 3-0 contro il Ravenna, ma la giornata successiva a Monza, una papera del portiere Angelo Pagotto costò cara ai granata, che persero 1-0 e si ritrovarono in una situazione di classifica molto precaria a sole 8 partite dal termine.

Nonostante una sfortunata partita contro il Cesena (1-1), seguita da una vittoria in uno scontro diretto per la salvezza ad Andria (2-3), le speranze granata furono definitivamente compromesse dalla sconfitta casalinga contro il Genoa (1-3). Seguì uno 0-0 contro l'Atalanta.

Ormai la retrocessione sembrava inevitabile. A quattro giornate dalla fine, la Reggiana occupava la penultima posizione con 29 punti, con un distacco quasi incolmabile dalle dirette concorrenti per la salvezza.

REGGINA-PESCARA 3-0 STAGIONE 1998-1999

Tra i protagonisti di quella stagione, è da menzionare il ruolo di Andrea Aglietti, giovane centrocampista che, nonostante le difficoltà generali, riuscì a ritagliarsi un suo spazio, mostrando qualità e potenziale.

La storia della Reggiana in quella stagione è un esempio di come i continui cambiamenti e la mancanza di stabilità possano compromettere anche le squadre con individualità di talento. La rivoluzione iniziata con grandi ambizioni si trasformò in una lotta per la sopravvivenza, culminata purtroppo con la retrocessione.

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